Cultura e Spettacoli

Conversazioni sul Seicento Napoletano ne Il colore di Mimmo Jodice. La mostra al Tesoro di San Gennaro

NAPOLI (Elena Manocchio) – Chi ha avuto in sorte una vista imperfetta conosce bene la sensazione di benessere del momento in cui lo specialista, dopo un’attenta visita del fondo oculare e tutte le prove del caso, ti inforca gli occhiali delle giuste diottrie e ti ‘dona’ un nuovo, cristallino, lucido sguardo sul mondo. Va detto tuttavia che ci sono oftalmologi che non sono passati per i banchi della facoltà di medicina e forse di tavole optometriche non se ne sono mai interessati troppo ma hanno il magico potere di donare la vista, ‘far vedere’. Non ha bisogno di presentazioni Mimmo Jodice, il fotografo, artista, conoscitore delle fibre più ascoste del visibile, ma è a lui, oculista prodigioso che è dedicata la mostra Il colore di Mimmo Jodice del Museo del Tesoro di San Gennaro. Un’esposizione, quella che inaugura oggi 17 maggio, che prende le mosse da un progetto del maestro risalente a più di quarant’anni fa, idea eroica e furiosa di avvicinare i più giovani a quello che allora pareva un mondo vetusto e polveroso, il ‘terribile’ Seicento Napoletano. Un secolo di furore, la mostra allestita nel 1985 a Villa Pignatelli, fu il risultato di quel lavoro fotografico di ricerca, di visione pungente, di selezione capillare, di narrazione originalissima dei dipinti di Ribera e Battistello, di Luca Giordano, di Guarino e Filippo Vitale, Onofrio Palumbo e Artemisia, del misterioso Maestro dell’Annuncio ai Pastori e Caravaggio. Quei denti marci, i seni tagliati, gli occhi languidi, i crani scarnificati, le mani nodose che hanno sostanziato la Civiltà del Seicento a Napoli nella fondamentale mostra di Capodimonte del 1984, sono divenuti nello sguardo di Jodice squarci rivelatori, staffilate dolorose di fede e di morte, tessere miracolose, immagini sacre e sguaiate al contempo ad uso di chi voglia conoscere e sentire e di nuovo provare a svelare questa città. E allora oggi, mentre seguiamo il piccolo ma preziosissimo percorso museale del Tesoro nella sfavillante sequenza di busti cesellati d’argento, di pissidi dorate, ostensori raggiati, mitrie gemmate di raffinatezza ineguagliabile facciamoci sorprendere dalle grida disgraziate, dall’odore di sangue, dalla puzza di alito guasto e peste, dal caldo asfissiante di fornaci, La mostra, a cura di Sylvain Bellenger, nasce da un’idea di Francesca Ummarino, direttrice del Museo del Tesoro di san Gennaro e Ilaria D’Uva, CEO di D’Uva srl, la società incaricata dalla Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro della gestione, promozione e valorizzazione del museo ed è stata prodotta e organizzata da D’Uva srl in collaborazione con Mimmo Jodice Studio. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 17 maggio 2026 al 10 gennaio 2027 presso il Museo del Tesoro di San Gennaro. L’apertura della mostra coincide con l’inaugurazione dei nuovi spazi di accoglienza al Museo che ospitano biglietteria e bookshop, intervento che si inserisce nel processo di riqualificazione dei portici di Via Duomo.

La mostra, a cura di Sylvain Bellenger, nasce da un’idea di Francesca Ummarino, direttrice del Museo del Tesoro di san Gennaro e Ilaria D’Uva, CEO di D’Uva srl, la società incaricata dalla Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro della gestione, promozione e valorizzazione del museo ed è stata prodotta e organizzata da D’Uva srl in collaborazione con Mimmo Jodice Studio. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 17 maggio 2026 al 10 gennaio 2027 presso il Museo del Tesoro di San Gennaro. L’apertura della mostra coincide con l’inaugurazione dei nuovi spazi di accoglienza al Museo che ospitano biglietteria e bookshop, intervento che si inserisce nel processo di riqualificazione dei portici di Via Duomo.

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