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Corruzione elettorale, giallo sul fascicolo che non si trova
Il faldone doveva passare da Nola alla Corte d’Appello dove l’ex consigliere Nicola Ricchiuti e un altro imputato avevano fatto ricorso contro la sentenza di primo grado.
ACERRA – Fascicolo smarrito, la difesa dell’imputato rilancia: “Il più penalizzato è il mio assistito”. E’ quanto sostiene il legale di fiducia di Nicola Ricchiuti, l’ex consigliere comunale di Acerra condannato in primo grado a 10 mesi (pena sospesa) e che resta in attesa della fissazione dell’Appello. Sulla data del processo, però, è giallo poiché il fascicolo è stato smarrito: di conseguenza tra due mesi il procedimento potrebbe andare in prescrizione, a sette anni e mezzo dal fatto. Nicola Ricchiuti, l’imprenditore eletto in Assise ad Acerra nel 2012 e Domenico D’Anna, 43enne acerrano che venne assunto nell’istituto di vigilanza di proprietà del politico in cambio del sostegno elettorale, erano stati condannati per voto di scambio rispettivamente a 10 mesi e 4 mesi dal tribunale di Nola nel 2017. Un altro imputato, invece, aveva patteggiato.
In quella sede il difensore di Ricchiuti, l’avvocato Antonino Taranto, aveva chiesto l’assoluzione, che il legale punta ad ottenere in secondo grado, motivo per cui la sentenza è stata appellata, contestando una carenza delle motivazioni e l’incongruenza delle prove emerse durante il dibattimento. “La prescrizione penalizzarebbe di più il mio assistito perché non potremmo provare la sua innocenza” sottolinea il legale. E’ stata la caparbietà dell’avvocato di parte civile, invece, l’avvocato Teresa Di Nuzzo, a far emergere lo smarrimento del fascicolo, per cui il dirigente della sezione di Corte d’Appello avrebbe anche provveduto a denunciare il tutto all’autorità giudiziaria. In questo processo si erano costituiti parte civile tre cittadini (esponenti del Movimento Cinque Stelle e delle associazioni ambientaliste) oltre ad Antonio Crimaldi, il candidato sindaco sconfitto al ballottaggio alle elezioni comunali del 2012, vinte da Raffaele Lettieri, poi confermato nel 2017.
Tra oggi e domani ci saranno altre verifiche e non si escludono possibili sviluppi sulla ricostituzione del faldone ‘incriminato’. Sul caso, tuttavia, l’ispettorato del ministero della Giustizia è stato incaricato dal ministro Alfonso Bonafede di compiere accertamenti preliminari. All’esito dell’ispezione verranno eventualmente formulate valutazioni e proposte per verificare la sussistenza di condotte di rilievo disciplinare.










