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Truffe agli anziani in tutta Italia, sgominata la gang
ACERRA (el.em.) – La Polizia di Stato ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone gravemente indiziate del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di svariati reati contro il patrimonio, tra i quali truffe in danno di persone anziane che hanno fruttato al sodalizio circa cinquecentomila euro. Il provvedimento arriva al termine di un’attività di indagine su un gruppo criminale, con base operativa nella provincia di Napoli, dedito alla commissione di truffe agli anziani, commesse in varie località del territorio nazionale. Gli arrestati sono Salvatore Giordano, 22enne di Casalnuovo, Giuseppe Russo, 26enne di Villa Literno, Gianluca Sasso, 21enne di Cercola, Giuseppe Patierno, 61enne di Acerra, Zelko savic, 35enne di Pomigliano d’Arco e Pasquale Panico, ventenne di Castello di Cisterna. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
L’attività d’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, ha consentito di individuare un consolidato modus operandi nell’esecuzione delle truffe. In particolare, le vittime (tutte di età comprese tra i 74 e 97 anni) venivano contattate sull’utenza telefonica di casa da una persona che si qualificava come “maresciallo”, il quale comunicava che un congiunto dell’anziano aveva provocato un incidente stradale, con un’auto priva di copertura assicurativa, in cui era rimasta gravemente ferita una persona. In molte circostanze, per aumentare ulteriormente la pressione psicologica sull’anziana, veniva riferito che la vittima del sinistro era un bambino e che era stato trasportato d’urgenza in ospedale, oppure che la vittima era una donna in stato di gravidanza, in grave pericolo di vita.
Dopo aver messo sotto pressione psicologica l’anziano, il finto maresciallo rappresentava — come unica possibilità di evitare l’arresto del parente in difficoltà — l’impellente necessità di risarcire la persona offesa dal sinistro; tale stratagemma consentiva ai truffatori di spingere la vittima ad impegnare il denaro custodito in casa o a mettere a disposizione i gioielli custoditi nella propria abitazione. Nel corso dell’intera durata della truffa, inoltre, i truffatori realizzavano un vero e proprio bombardamento telefonico sia sulla utenza fissa sia cellulare della vittima (con telefonate della durata di oltre un’ora che si protraggono anche dopo il ritiro del danaro), perseguendo così due obiettivi fondamentali: mantenere un controllo totale del truffato dal punto di vista psicologico, ed evitare che la vittima potesse avviare contatti telefonici con amici o parenti, anche allo scopo di evitare l’intervento delle forze di polizia.










