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Niente Processione, per Acerra è un Venerdì Santo ancora più triste
ACERRA – Un evento tra i più sentiti dalla popolazione e del quale tutti gli acerrani sentono in particolare modo la mancanza. E’ un Venerdì Santo già di per sé anomalo per l’emergenza Coronavirus, “ma trascorrerlo senza la nostra tradizionale Via Crucis lo rende ancora un po’ più triste” spiegano i cittadini del centro storico – zona piazza Castello – luogo deputato all’arrivo ed alla chiusura del corteo. Un aspetto che rende questa giornata ancora più triste, in un periodo dove ovviamente la preoccupazione e l’attenzione va tutta per chi purtroppo è deceduto per questo terribile virus e per chi ne è stato contagiato.
‘A prucession’ coinvolge tutta la popolazione in un movimento di fede e di unione tra i più attesi e di più alto richiamo per gli acerrani e per tutti i fedeli dei comuni limitrofi. Un appuntamento ritenuto irrinunciabile – una festa per tutta Acerra – che racchiude in sé memorie e tradizioni. “Mai avremmo immaginato di dovervi rinunciare, è un qualcosa di impensabile ma che di fatto è purtroppo reale” sottolineano i cittadini del comitato organizzatore, rappresentato dalla Parrocchia del Suffragio, che, sotto la sapiente guida di don Nello Crimaldi cura ed allestisce la Processione. Nessuna attesa per la caduta di Gesù con la croce, nessun rimpianto per chi di quella caduta l’ha impressa indelebile nei ricordi di qualche generazione passata, nessuna riflessione ed incanto sulle note de ‘Il sol s’oscura’, l’inno magistralmente suonato dal Civico Complesso Bandistico ‘G. Pinna’ diretto dal Maestro Modestino De Chiara che accompagna un coro di voci bianche. Ma soprattutto nessuna trepidazione per la rappresentazione della crocifissione di Gesù sulle mura perimetrali dell’antico Castello Baronale.
Tanti i figuranti che partecipano all’attesissimo evento che oggi, purtroppo, non si ripeterà a un oltre un secolo dalla sua prima uscita che dovrebbe risalire con una certa probabilità, alla fine del 1800 ad opera proprio della Confraternita del Suffragio. In costumi tipici dell’epoca i figuranti rappresentano la Passione e la Morte di Cristo e l’evento fa sì che si intreccino storia, tradizioni popolari, religione, folklore e cultura. L’evento della Via Crucis rappresenta tutto questo per i cittadini e l’intera città di Acerra, con un giusto risalto a una tradizione che è nel cuore di tutti e che quest’anno non si rinnoverà a causa di un nemico invisibile. Sarà lo spirito di appartenenza o la forza della fede cristiana a dover portare spunti di riflessione, gioia e preghiera nelle case degli acerrani, con l’auspicio di non rivedere mai più un Venerdì Santo come quello del 10 aprile 2020.










