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Ricorso degli infermieri contro l’azienda sanitaria: “Buoni pasti per i turni notturni”
Buoni pasto per i turni notturni. E’ quanto chiede l’avvocato Domenico Casoria a difesa della categoria avviando i ricorsi degli infermieri per una questione che interessa l’intero territorio nazionale. Il primo ricorso è stato ufficializzato a Grosseto, ma presto potrebbe allargarsi a tutto il paese. A depositarlo l’avvocato Domenico Casoria (nella foto) dello Studio Legale “Avvocati Casoria & Partners” con sede a Pomigliano d’Arco e Acerra, su mandato del sindacato Nursing Up, sede provinciale di Grosseto. Si chiede anche un effetto ultra partes e una tutela stabile per il futuro.
Gli infermieri, con l’assistenza del sindacato Nursing Up, si sono affidati all’avvocato Casoria per ottenere il riconoscimento del diritto al buono pasto per i turni notturni superiori alle sei ore, quando l’assenza del servizio mensa rende impossibile la fruizione diretta.
L’azione legale si inserisce nel solco di una recente giurisprudenza favorevole ai lavoratori turnisti e che in vari Tribunali italiani ha già visto riconosciuta la fondatezza di analoghe pretese, ribadendo che il diritto al pasto o al suo equivalente sostitutivo non può essere sacrificato in base alla fascia oraria del servizio.
A distinguere questo ricorso dagli altri, però, è l’impostazione ambiziosa: oltre al ristoro economico per i turni notturni degli ultimi 5 anni, si chiede che venga riconosciuto il principio con efficacia ultra partes, così da produrre effetti anche nei confronti di altri lavoratori in condizioni analoghe e che venga garantita per il futuro la corresponsione sistematica del buono pasto o equivalente nei turni non coperti da mensa.
«La natura assistenziale e non retributiva del diritto alla mensa – sottolinea l’avvocato Casoria, noto per l’approccio strategico nei contenziosi complessi – impone che la sua fruizione sia assicurata in condizioni di parità oggettiva tra i diversi turni di servizio, in quanto collegata al benessere psicofisico del lavoratore. Escludere sistematicamente il turno notturno equivale ad ammettere una discriminazione priva di ragionevolezza, in violazione dei principi generali di buona fede, correttezza e parità di trattamento. La giurisprudenza recente ha già tracciato un solco importante, ma ora occorre un riconoscimento stabile e generalizzato di questo diritto».
Il procedimento si annuncia come un caso pilota, destinato a incidere sulle future prassi gestionali delle aziende sanitarie di tutta Italia.










