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Tentata estorsione in pescheria, il Riesame conferma l’ordinanza
Restano in carcere padre, figlio e zio accusati di aver provato a farsi dare soldi da un commerciante del centro storico.
ACERRA – Tentata estorsione, ordinanza confermata per padre, figlio e zio. E’ quanto ha stabilito il tribunale del Riesame – sezione Feriale – nei confronti di Donato, Michele e Giuseppe Tufano, tutti di Acerra. I tre restano in carcere. In sede di discussione il loro legale difensore aveva ribadito quanto già sostenuto in sede di interrogatorio di garanzia: nell’udienza del Riesame, inoltre, erano state depositate anche le ricevute e le strisce delle carte prepagate a testimonianza dell’avvenuto pagamento della merce da parte dei familiari del terzetto.
Per la difesa, dunque, si sarebbe trattato di un alterco, un’accesa discussione notata sia dai poliziotti del commissariato di Acerra che ripresa dalle telecamere del locale. I giorni successivi all’operazione degli agenti diretti dal vicequestore Antonio Galante sono stati carichi di tensione. La notte successiva al blitz era accaduto un primo episodio inquietante: qualcuno aveva rubato un’auto dandole fuoco di fianco al furgone aziendale parcheggiato all’esterno della pescheria. Nemmeno 24 ore dopo, poi, un uomo avrebbe pure minacciato il titolare ed in quella circostanza il negoziante sarebbe stato anche colpito da uno schiaffo. Anche la vettura di Michele Tufano sarebbe stata data alle fiamme, con tanto di denuncia presentata da una familiare.
Secondo l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Nola, che ha fatto seguito ad una precisa indagine della polizia di Acerra, il pescivendolo sarebbe stato destinatario di una richiesta estorsiva, quantificata in mille euro, oltre che del mancato pagamento della spesa di pesce.










