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Maltrattamenti alla compagna sulla sedia a rotelle, condannato
La donna, impossibilitata a parlare perchè affetta da Sla, ha chiesto aiuto al padre tramite sms.
ACERRA – Botte alla compagna disabile, 35enne condannato. E’ quanto ha stabilito il gip del tribunale di Nola Sebastiano Napolitano nei confronti di C. S., di Acerra. Al termine del processo tenutosi con il rito abbreviato rimedia 3 anni e 20 giorni, una pena inferiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero che si era espresso per i 3 anni e 4 mesi di reclusione. E’ stato ritenuto responsabile in primo grado di maltrattamenti e lesioni in famiglia.
I fatti risalgono allo scorso aprile, quando la compagna, costretta su una sedia a rotelle per una grave forma di malattia genetica, la Sla, fu picchiata a seguito delle pressanti richieste di soldi per soddisfare i suoi vizi. Lei, impossibilitata a parlare, chiese aiuto al padre attraverso alcuni sms: di qui furono allertati i carabinieri che arrestarono l’uomo, un disoccupato. Una vicenda di gravità assoluta che è arrivata alla seppur parziale conclusione giudiziaria con la sentenza di primo grado pronunciata nel Palazzo di Giustizia bruniano. E’ stata la tecnologia, dunque, a venire incontro alla donna, che dopo essere stata malmenata tra le mura domestiche e non potendo chiedere aiuto in altro modo, si è rivolta al papà in un disperato appello di salvezza. Il lavoro ed il conseguente repentino intervento delle forze dell’ordine, poi, ha fatto il resto, evitando che il tutto potesse degenerare.
Una vera e propria piaga, dunque, quella delle persone costrette a subire le angherie di chi vive ogni giorno la quotidianità della famiglia, che troppo spesso, purtroppo, sfocia in violenza. Nella maggior parte dei casi, a provocare l’ira di figli, fidanzati o mariti, sono le dipendenze che in qualche circostanza hanno prodotto dei veri e proprio drammi: come nel caso di Acerra, dove il 35enne ha maltrattato la compagna nonostante il suo evidente stato di disabilità. Un fatto non nuovo, quello dei soprusi in ambito familiare, che spesso non trovano nelle istituzioni la capacità di supporto alle vittime. Qualche comune, tuttavia, si sta dotando da qualche tempo dello sportello territoriale per la prevenzione e contrasto alla violenza di genere, adottato in collaborazione con apposite strutture con obiettivi di informazione e prevenzione.










