Cronaca e Attualità

Estorsione per la mala acerrana, condanne confermate

La Cassazione dichiara inammissibili cinque ricorsi, mentre ne rigetta un altro. Si tratta di un filone scaturito da diverse ordinanze.

ACERRA – Mala acerrana, confermate le condanne in Appello. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nei confronti di alcuni personaggi locali: dichiarato inammissibile il ricorso per Alfonso Piscitelli, Gennaro Pacilio, Bruno Avventurato, Domenico Avventurato e Gaetano De Rosa. Respinto, invece, il ricorso presentato da Antonio Fatigati. Compongono il collego difensivo, tra gli altri, gli avvocati Giovanni Bianco e Giuseppe Forni. La Suprema Corte ha ribadito quanto stabilito a maggio scorso dalla Terza Sezione della Corte d’Appello di Napoli, che aveva dimezzato le pene inflitte in primo grado. Su nove persone, tuttavia, solo in sei hanno avanzato istanza alla Suprema Corte: le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso, concorso in estorsione, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Gaetano De Rosa, alias o’maravizz aveva rimediato 8 anni; Gennaro Pacilio, invece, detto o’ furnaro, aveva preso e 6 anni e 4 mesi. Bruno Avventurato, invece, era sceso a 4 anni e 8 mesi, suo figlio Domenico 3 anni. Ad Alfonso Piscitelli in Appello erano stati inflitti 3 anni e 4 mesi. Antonio Fatigati, infine, ‘solo’ 2 anni: era già stato scarcerato. I sei avevano scelto il processo con il rito abbreviato. Gli arresti risalgono a gennaio e settembre 2014: tre in totale, le ordinanze, che avevano ricostruito gli episodi di questa nuova unica organizzazione malavitosa radicata sul territorio che aveva preso di mira in particolare il settore edilizio.

L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi. Il sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto. Successivamente altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un centro meccanico ed una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori.

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