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La Finanza sequestra l’impero dei Pellini
Secondo il provvedimento elicotteri, società, immobili e conti bancari provento del traffico illecito di rifiuti.
ACERRA – Ci sono anche tre elicotteri tra i beni sequestrati al gruppo che fa capo ai fratelli Pellini, imprenditori di Acerra. Un impero dall’ingente valore stimato intorno ai 200 milioni di euro. L’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione – porta la firma del Procuratore Aggiunto Giuseppe Borrelli ed è stata eseguita per tutta la giornata di ieri dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli: nelle mille pagine dell’ordinanza ricostruita la storia imprenditoriale di Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini. Il patrimonio finito sotto chiave è costituito da 250 fabbricati, 68 terreni, 50 autoveicoli e automezzi industriali, 3 aeromobili e 49 rapporti bancari tra le province di Napoli, Roma, Bolzano, Salerno, Latina e Cosenza.
Spiccano, nello specifico, l’intero compendio aziendale della Pellini Srl e della A.T.R., entrambe operanti nel recupero per il riciclaggio dei rifiuti urbani e industriali: quest’ultima, ubicata nella zona Asi di Acerra, aveva vinto di recente anche la gara per lo smaltimento dell’amianto del Comune di Napoli, appalto poi revocato dallo stesso Palazzo San Giacomo. Sotto chiave anche la 3 P Real Estate Srl, la Ma.Vi Srl e la Noleggio Costruzioni, dite operanti nel settore immobiliare; la Eli Service Srl, che si occupa del noleggio di mezzi di trasporto aereo e proprietaria, tra l’altro di tre elicotteri, oltre a diverse quote di partecipazione e ditte individuali operanti nel settore della ristorazione e distribuzione di carburanti. I tre fratelli sono stati condannati in Appello a sette anni per disastro ambientale colposo. In primo grado, invece, Giovanni e Cuono avevano rimediato sei anni, Salvatore quattro. Prima dell’estate è prevista anche la sentenza della Cassazione. Un esiti processuale che trae origine dall’operazione ‘Carosello-Ultimo Atto’ eseguita dai carabinieri nel 2006, in quanto secondo l’accusa gli imprenditori avrebbero commesso tra il 1997 ed il 2005 illeciti connessi allo smaltimento di rifiuti anche pericolosi. Il sequestro preventivo della Procura, pertanto, nasce proprio dall’ipotesi che il gruppo imprenditoriale Pellini si è sviluppato proprio attraverso la gestione illegale dei rifiuti. In questo contesto, dunque, il Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata di Napoli ha eseguito complessi accertamenti economico-patrimoniali che hanno evidenziato, secondo l’accusa, una sproporzione fra il patrimonio complessivamente riconducibile agli imprenditori e le disponibilità ufficiali risultanti dai redditi dichiarati ai fini delle imposte dirette e dalle attività economiche. N
ella documentazione analizzata sono emerse anche fatture per operazioni inesistenti per circa 6 milioni di euro; ma è con i nuovi approfondimenti, secondo la Procura, che è stato possibile dimostrare come la gestione dei rifiuti svolta negli anni dai Pellini ha fatto da motore per ulteriori operazioni economiche ed ha determinato la creazione e la successiva immissione di ingenti capitali nei circuiti economico-finanziari delle imprese coinvolte. Il successivo reimpiego, poi, ha consentito di accrescere le potenzialità economiche delle società interessate e di realizzare un progressivo ‘effetto moltiplicatore’ che ha riguardato tutti i successivi investimenti. Per la Procura il terzetto ha percepito, in quota parte, i redditi illeciti maturati dalle aziende coinvolte che hanno finanziato da una parte la costituzione e la gestione delle altre società del gruppo e dal’altra l’acquisizione di beni rientranti nel patrimonio personale.










