Tentata estorsione, l’Appello ribalta la sentenza: coppia assolta

Un imprenditore di Afragola ed un uomo di Acerra avevano rimediato in primo grado 5 anni ed otto anni. Accolte le richieste del collegio difensivo: sono liberi.

ACERRA – Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, ribaltata la sentenza di primo grado: coppia assolta. E’ quanto ha stabilito nel primo pomeriggio di ieri la Quarta Sezione della Corte d’Appello di Napoli – presidente Giacobini – nei confronti di Guglielmo Moccia, imprenditore di Afragola e Donato Tanzillo, di Acerra (nella foto).

Dopo una lunga Camera di Consiglio è arrivata la sentenza di assoluzione, così come richiesto dal collegio difensivo composto dagli avvocati Domenico Buonincontro e Dario Vannetiello per Tanzillo e dall’avvocato Giuseppina Rocco per Moccia. I due, rispetto agli altri indagati per lo stesso filone d’indagine, avevano scelto il dibattimento e non l’abbreviato. A fine 2015 Tanzillo aveva rimediato 8 anni, l’altro 5: per il primo era caduta l’accusa di associazione, che Moccia già non aveva.

Secondo l’accusa avrebbero chiesto soldi a due imprenditori di Afragola per conto del cartello criminale acerrano all’epoca egemone sul territorio. Disposta, al contempo, l’immediata scarcerazione. Il processo con l’abbreviato – dieci gli imputati – si era concluso con nove condanne ed un’assoluzione, per un totale di 43 anni di pene inflitti in Appello. Il gruppo era rimasto coinvolto in un blitz contro il racket messo a segno in diverse operazioni di polizia tra gennaio e settembre 2014: tre in totale, le ordinanze, riunite in un unico processo. L’indagine partì proprio grazie alla denuncia dei due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi, capeggiata da personaggi già vicini alle vecchie organizzazioni malavitose locali e già condannati per altri reati di matrice mafiosa.

Il nuovo sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto. A fine settembre, invece, altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico e ad una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori.

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