“Per farci andare via devono ammazzarci tutti”

E’ lo sfogo di Carmine Pacilio, della storica famiglia acerrana attiva nelle onoranze funebri dopo l’ennesimo raid intimitadorio.

ACERRA – “Anche se la paura c’è, i Pacilio vanno avanti in quella che è la nostra attività, il nostro pane”. Il giorno dopo l’ennesimo raid intimidatorio subito, Carmine Pacilio, punto di riferimento della storica famiglia attiva nel settore delle onoranze funebri, ha ricevuto numerosi attestati di stima da parte della cittadinanza.

“E non solo – precisa il 57enne gestore della ‘Pacilio Group’ – oltre agli acerrani mi hanno chiamato anche tanti amici e tanti colleghi. Questi attestati di solidarietà ci danno la forza per proseguire nella nostra attività. Certo, siamo preoccupati, in ansia. La paura c’è sempre perché siamo essere umani: ma tutta questa vicinanza, anche delle forze dell’ordine, ci fa avere più coraggio per andare avanti”.

Gli uffici di via Trieste e Trento, dopo i danni subiti nel raid avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, sono regolarmente aperti. Carmine Pacilio è scosso per quanto successo, ma da buon imprenditore riesce a trovare il tempo per parlare con tutti, giornalisti compresi e per garantire tutte le tipologie di servizi che la ditta Pacilio offre alla città di Acerra dal 1967 e che oggi è giunta alla terza generazione. “

Noi resistiamo perché da qui non ce ne andiamo” sottolinea. Attivissime le indagini di polizia e carabinieri: si scava nell’attività delle pompe funebri poichè sembra essere proprio questo il motivo di tanta violenza. L’attentato dell’altra notte è il secondo in poco più di un mese, con identiche modalità d’azione: un veicolo rubato – a dicembre una Panda, due giorni fa un furgone Ford – prima sfonda gli addobbi urbani, poi viene lanciato contro i locali e infine viene dato alle fiamme.

Non è tutto. Tempo addietro si registrano tre circostanze in cui i malviventi hanno sparato contro le vetrate della sede ed una testa di capretto appesa al cancello della residenza dello stesso Carmine. “Ma se vogliono togliere di mezzo questa ditta – si sfoga l’impresario acerrano – dovranno ammazzare me e tutta la mia famiglia”. (RED.CRO.)

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