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Termovalorizzatore, ogni modifica al progetto va sottoposta all’AIA
Inutile, dunque, la polemica del Vescovo che in passato aveva promesso di coinvolgere i vertici della Chiesa sulla questione ambientale: Acerra ha bisogno di fatti concreti.
ACERRA – Il termovalorizzatore di Acerra è un impianto di recupero energetico dei rifiuti come combustibile per il quale le fasi di progettazione, di autorizzazione e di valutazione ambientale hanno sempre individuato la potenza termica di 340 MW come valore massimo trattabile dall’impianto. In fase di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, avvenuto nel 2014 dopo quasi due anni di approfondita istruttoria tecnica da parte della Regione Campania, della Seconda Università di Napoli e dell’Università del Sannio, è stata confermata l’originaria massima potenzialità dell’impianto rinnovando l’autorizzazione senza modifiche e aggiungendo nuove prescrizioni che incidono positivamente sulle matrici ambientali.
Ogni modifica progettata per l’impianto, come ad esempio un aumento di capacità (potenza termica), comporterebbe l’avvio di procedure ad evidenza pubblica di valutazione di impatto ambientale e un nuovo iter per l’ottenimento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Dal 2011 l’impianto funziona alla massima capacità intesa come capacità di energia recuperata dai rifiuti per produzione di elettricità nel pieno rispetto delle prescrizioni autorizzative. I fattori che influenzano i quantitativi trattati sono il contenuto di energia dei rifiuti conferiti e la continuità di funzionamento.
Nei giorni scorsi c’era stato l’appello del vescovo della Diocesi di Acerra monsignor Antonio Di Donna che aveva scritto alla Regione “per scongiurare l’ampliamento dell’impianto”. Acerra, tuttavia, si aspetta che la Chiesa si muova producendo fatti concreti che aiutino l’amministrazione e tutta la comunità nella difficile questione ambientale. (rosa di paola)










