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Pistola nel motorino, sconto di pena per Antonio Di Buono
Il 28enne è il figlio di Vincenzo Di Buono, conosciuto come ‘marcianisiell, ras della mala acerrana.
ACERRA – Armi, sconto di pena per un 28enne. E’ quanto ha stabilito ieri pomeriggio la Terza Sezione della Corte d’Appello di Napoli (presidente Giovanna Grasso) nei confronti di Antonio Di Buono (nella foto), di Acerra. Il giovane rimedia 2 anni e 11 mesi, quasi un anno in meno rispetto a quanto preso in primo grado alla fine del 2015. Concesse le attenuanti generiche in accoglimento della tesi difensiva dei suoi legali, gli avvocati Rosa Montesarchio e Domenico Ducci.
E’ stato ritenuto responsabile di porto e detenzione in luogo pubblico di arma clandestina e ricettazione. Antonio Di Buono è il figlio di Vincenzo Di Buono, detto o’marcianisiell, l’uomo di recente catturato a Cardito dopo un breve periodo di latitanza. I fatti risalgono a maggio dell’anno scorso, quando il ragazzo venne arrestato per un fatto accaduto due mesi prima. Insieme ad un 25enne – prima denunciato ma la cui posizione fu poi archiviata – venne intercettato dalla polizia dopo essere stato notato con fare sospetto a bordo di uno scooter: nello specifico, gli agenti, videro che il conducente portava una pistola nella cintola dei pantaloni.
Lo scooter, poi, un Honda Sh 300 fu rinvenuto in un portone del corso Vittorio Emanuele. Gli agenti controllarono il veicolo e sotto la sella trovarono una pistola a tamburo Smith & Wesson calibro 38 Special con 6 cartucce nel caricatore ed un telefono cellulare. Il giovane, poi, venne bloccato qualche mese dopo nella clinica Villa dei Fiori di Acerra, lì dove era ricoverato per alcuni accertamenti. Nel corso del processo di primo grado si è sempre difeso strenuamente proclamandosi innocente, sottolineando di non sapere nulla della pistola nel motorino. Questa sentenza della Corte d’Appello verrà di certo impugnata in Appello così da passare in giudicato: una volta divenuta definitiva, in base proprio alla riduzione arrivata ieri, la difesa chiederà l’affidamento ad una comunità con la sospensione dell’ordinanza di carcerazione.










