Da quando è tornato stabilmente tra le grandi squadre d’Italia, il Napoli si è ritrovato molto spesso a partecipare alle coppe europee. Non soltanto la Champions League, ma anche l’Europa League. Una competizione che il Napoli vinse quando ancora si chiamava Coppa UEFA (e quando lo star power era, oggettivamente, più vicino a quello della Coppa dei Campioni, rispetto alla distanza attuale).
Oggi, l’Europa League vive un momento delicato, perché siamo entrati nella fase clou della competizione. Una favorita certa ancora non è stata individuata, come d’altronde si può evincere osservando l’intero palinsesto di quote europa league di questa settimana. Tra le squadre italiane, soltanto il Bologna è ancora in corsa, attualmente.
Tornando al Napoli, invece, ecco tutte le partecipazioni del club all’Europa League, tra edizioni maggiormente degne di nota e altre abbastanza anonime.
La prima avventura del Napoli nell’Europa League moderna coincide con il ritorno stabile del club sulla scena continentale. Nella stagione 2010/11 gli azzurri superano la fase a gironi e si fermano ai sedicesimi di finale, un risultato che allora ha il sapore di una tappa intermedia: importante per il prestigio, ma ancora distante dal livello delle migliori del torneo. Il piazzamento ufficiale resta quello del Round of 32, cioè dei sedicesimi, in una fase storica in cui il Napoli stava ricostruendo la propria statura internazionale.
Dopo l’assenza nell’edizione successiva, il Napoli torna in Europa League nel 2012/13 e chiude ancora ai sedicesimi di finale. La doppia sfida contro il Viktoria Plzeň resta una delle delusioni europee più nette di quel periodo: sconfitta pesante all’andata e qualificazione compromessa immediatamente. Anche in questo caso, il dato che resta negli almanacchi UEFA è lo stesso: eliminazione al Round of 32. Due partecipazioni e due stop identici, segnale di un club ancora competitivo ma non ancora pronto a trasformare la competizione in un vero obiettivo strutturale.
La stagione 2013/14 segna un piccolo ma significativo avanzamento. Dopo l’eliminazione maturata in un girone di Champions League iper competitivo, il Napoli raggiunge per la prima volta gli ottavi di finale di Europa League, eliminando lo Swansea ai sedicesimi prima di arrendersi al Porto. È un passaggio importante perché mostra una crescita nella gestione del doppio confronto e nella capacità di restare in corsa nella fase a eliminazione diretta. Il piazzamento ufficiale è Round of 16, quindi ottavi di finale: non ancora un exploit, ma il primo vero passo avanti nell’Europa League targata Napoli.
Il miglior piazzamento del Napoli nell’Europa League moderna arriva nel 2014/15. La squadra di Rafa Benítez si spinge fino alla semifinale, superando il girone, poi Trabzonspor, Dinamo Mosca e Wolfsburg, prima di fermarsi contro il Dnipro a un passo dalla finale. È ancora oggi la vetta del percorso azzurro nel torneo dopo il cambio di nome da Coppa UEFA a Europa League. La sensazione, allora, fu quella di un’occasione enorme: il Napoli sembrava avere qualità, esperienza e profondità per arrivare fino in fondo, ma l’1-1 dell’andata (viziato da un gol subito in netto fuorigioco) e lo 0-1 del ritorno consegnarono la finale agli ucraini. Nella memoria dei tifosi resta una campagna europea di alto livello; nei numeri UEFA, resta una semifinale, il miglior piazzamento di sempre del Napoli nell’Europa League.
La parabola del 2015/16 è una delle più emblematiche. Il Napoli gioca una fase a gironi di grande spessore, chiudendo con numeri eccellenti, ma cade subito ai sedicesimi contro il Villarreal. È la dimostrazione di quanto l’Europa League, soprattutto nel vecchio format, sapesse essere severa: una prima fase brillante non garantiva nulla nella fase a eliminazione diretta. Il piazzamento finale, ancora una volta, è quello dei sedicesimi. In termini di percezione, però, quella resta una delle eliminazioni più amare, proprio perché arrivata dopo segnali molto incoraggianti.
In entrambe queste annate, il Napoli “retrocede” in Europa League dopo essere uscito ai gironi di Champions. Nel 2017/18 il Napoli torna a fermarsi ai sedicesimi di finale. La doppia sfida con il Lipsia si chiude con l’eliminazione nonostante il successo esterno al ritorno, reso inutile dalla sconfitta dell’andata al San Paolo. Un anno dopo, invece, arriva un nuovo salto: nel 2018/19 gli azzurri raggiungono i quarti di finale, secondo miglior risultato della loro storia in Europa League dopo la semifinale del 2014/15. Dopo aver eliminato lo Zurigo e il Salisburgo, il cammino si interrompe contro l’Arsenal, che si impone tra andata e ritorno. È un’edizione che conferma il Napoli come presenza credibile nel torneo, anche se non abbastanza cinica da trasformare i quarti in una vera corsa al trofeo.
La partecipazione del 2020/21 riporta il Napoli a un copione già visto. Gli azzurri chiudono la fase a gironi e poi escono ai sedicesimi per mano del Granada. Il 2-1 del ritorno non basta a ribaltare il 2-0 incassato all’andata e il piazzamento ufficiale resta quello del Round of 32. A quel punto, il bilancio storico del club nella competizione inizia a mostrare una costante piuttosto chiara: il Napoli è spesso presente nelle fasi finali, ma troppo spesso si arena nel primo turno a eliminazione diretta.
L’edizione 2021/22 merita un discorso a parte, perché riflette il cambio di struttura del torneo. Il Napoli conclude il girone al secondo posto e non accede direttamente agli ottavi: deve passare dal nuovo spareggio della fase a eliminazione diretta, il cosiddetto knockout round play-off, contro una big del calcio mondiale come il Barcellona, precipitato clamorosamente in Europa League dopo un altrettanto clamorosa esclusione ai gironi di Champions. L’eliminazione arriva proprio lì e, in sostanza, il Napoli si ferma un gradino prima degli ottavi, in una doppia sfida di enorme richiamo ma dal peso sportivo severissimo.
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