Cronaca e Attualità

Usura ad artigiani, politici e parenti: chieste 5 condanne

Un sesto imputato è accusato solo di armi. Invocate pene dai 2 ai 14 anni.

ACERRA – Prestiti a strozzo e armi, chieste 6 condanne. E’ quanto ha invocato la Dda napoletana – pm Giuseppe Visone – nei confronti di altrettante persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’usura, usura, tentata estorsione, estorsione e armi, reati contestati con l’aggravante mafiosa.

Pena più alta – 14 anni – chiesta per Vincenzo Buonaiuto, di 45 anni, mentre per sua madre e la compagna invocati 2 anni a testa. Sei anni e 9 mesi ciascuno, invece, per Leopoldo Lara, di 24 anni e Antonio Cannavacciuolo, 29enne. Per Pasquale Di Buono, il 32enne figlio del ras Vincenzo Di Buono, al vertice dell’omonimo clan, accusato solo di armi, sono stati richiesti 5 anni e 4 mesi. Questi imputati sono a processo con il rito abbreviato, mentre in due hanno optato per il dibattimento. Nella prossima udienza spazio alle discussioni della difesa, composta dagli avvocati Giovanni Bianco, Domenico Buonincontro, Luigi Gravante, Antonio Iorio, Ottavio Maione e Angelo Raucci. I fatti oggetto di questo procedimento – datati 2018 e 2019 – scaturiscono da un’ordinanza emessa lo scorso dicembre a conclusione di un’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna coordinata dalla Dda napoletana ed avviata a seguito dell’omicidio di Vincenzo Mariniello, ‘o cammurristiello, elemento di spicco dell’omonimo clan acerrano, ucciso nel garage della sua abitazione il 17 febbraio 2019, i cui autori ad oggi non sono ancora stati individuati.

Secondo l’impianto accusatorio il 45enne sarebbe stato a capo di un sodalizio dedito all’usura e molto radicato sul territorio di Acerra: tra le ipotesi di reato figurano i soldi prestati ‘a strozzo’ allo stesso Mariniello, cugino di Buonaiuto e ad un consigliere comunale di opposizione, vittima del gioco d’azzardo. Contestati anche i debiti contratti da un amico del giovane politico e da un’altra persona di Acerra. Secondo l’accusa il tasso usuraio applicato sarebbe variato dall’8% al 120% mensile. L’inchiesta si è basata principalmente sulle intercettazioni telefoniche (fondamentale l’uso del trojan) ed ambientali. Nessuna delle vittime ha denunciato: anzi, in qualche caso, per esempio, due artigiani hanno negato gli interessi sulle somme ricevute davanti ai carabinieri.

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