Tensione alle stelle, stese e agguati per la gestione della droga sulle ‘piazze’

By on 14 luglio 2021

I retroscena dell’ordinanza che ha portato all’arresto di 26 persone (22 in carcere e 4 ai domiciliari). Un 49enne di Caivano irreperibile.

ACERRA – ‘Botta e risposta’ per i contrasti per lo spaccio. Prima l’agguato a ‘piazzale’, poche ore dopo la ‘stesa’ ‘a for a porta. E’ lo scenario del 2016 che portò il 13 aprile sera all’agguato nei confronti di Umberto Foresta, centrato alla gamba da un colpo di pistola. A scatenare il raid gli screzi – si legge nell’ordinanza a firma del gip – nati per la volontà del gruppo Di Buono di rifornire di droga la ’base’ di piazzale dei Martiri (nella foto), della quale la vittima ne sarebbe stata un componente. Dissidi divenuti insanabili quando il giovane avrebbe fatto un affronto pubblicando un post sui social affermando di “fottersene di quelli di ‘a for a porta”, considerata la roccaforte dei Di Buono. Una provocazione che avrebbe innescato la violenza reazione ed il suo ferimento. Il 25enne era in macchina con la fidanzata quando fu avvicinato da una coppia in scooter, per l’accusa guidato da Vincenzi Borrelli, alias cicorito: il passeggero lo avrebbe invitato a scendere dalla macchina colpendolo prima con uno schiaffo e successivamente sparandogli alla gamba.

A tale episodio seguì una risposta con diversi colpi di pistola esplosi nella notte contro la residenza dei Di Buono al corso Vittorio Emanuele. Il giorno dopo fu carico di tensione, con la presenza in giro di diversi motorini sospetti con centauri armati e col passamontagna. Anche il pentito Gaetano Castaldo nel corso di un interrogatorio aveva parlato dei contrasti per la droga tra il ras Di Buono ed il papà biologico di Foresta (non indagato), confermati anche in un’intercettazione tra Pasquale Di Buono e Ferdinando Sena. “Tuo padre è uno scemo – le parole di nanduccio al figlio del marcianisiello – lo ha riempito di botte e tuo padre non ha fatto niente”. “E’ vero – la replica di Pasquale – loro navigano sott’acqua e buttano la benzina addosso agli altri cristiani…loro fanno i guai, vi hanno sparato perché là è una cosa con Cuniell ‘o nzalatore lo sai bene no ?”. La squadra interna di polizia giudiziaria della locale stazione dei carabinieri riuscì subito ad inquadrare questi episodi nell’ambito dello spaccio sul territorio: un’indagine fruttuosa migrata poi a Castello di Cisterna per un ulteriore ampliamento dei profili investigativi. Il movente droga sarebbe anche quello che cinque anni fa portò un commando a gambizzare Stefano De Falco (estraneo a questa inchiesta) all’interno della prova di forza tra gruppi criminali nel tentativo di fare ‘allineare’ i rivali agli equilibri malavitosi del 2016. Uno scenario che oggi, invece, sembra essere radicalmente mutato.

I contrasti tra il gruppo di ‘piazzale’ e quelli di ‘a for a porta sarebbero andati avanti per mesi. Tra questi episodi anche gli spari contro Vincenzo Borrelli, alias cicorito, che sarebbero partiti dalla pistola in uso ad uno degli elementi organici alla ‘base di piazzale di Martiri. Un giro di droga importante, con gli inquirenti che hanno ‘scoperchiato’ tre piazze di spaccio, compresa quella del parco Maya, meglio conosciuto come il Parco dei Napoletani. Una zona controllata da Vincenzo Mele, che dalla sua scarcerazione datata proprio 2016 avrebbe stretto accordi con quelli dell’Ice Snei (in capo a Giancarlo Avventurato e Armando Iorio) salvo però poi distaccarsi dopo un acceso litigio. I motivi di questo contrasto sembrerebbero nati dal fatto che il 31enne, ricevendo per l’attività illecita una retribuzione piuttosto bassa, sottraesse indebitamento dello stupefacente nel corso delle operazioni di taglio e cessioni ai danni dello stesso ‘Armandino’. Se a piazzale dei Martiri, all’Ice Snei e al Parco Maya la vendita era al dettaglio, il gruppo che faceva riferimento ai marcianisielli avrebbe privilegiato il ‘passaggio di mano’, cioè l’acquisto di droga dai fornitori da rivendere ai vari pusher. Una modalità ritenuta più conveniente poiché facile e maggiormente redditizia, piuttosto che la rischiosa vendita ai tossicodipendenti. Il sodalizio avrebbe comprato la ‘roba’ a Castello di Cisterna da una coppia molto conosciuta nell’ambiente.

Centro Servizi Acerra