Nuova politica ecologica, Piatto: pensare ad una valutazione d’impatto generazionale

By on 17 aprile 2021
Dopo il convegno promosso dai Vescovi Campani il presidente del consiglio comunale di Acerra Andrea Piatto guarda ad un nuovo modo di ‘pensare l’ambiente’.
ACERRA – “Fino a non molto tempo fa, non pochi buoni cristiani vedevano nell’impegno ecologico una specie di passatempo per chi non sa guardare oltre gli animali e le piante. Gli ecologisti venivano visti come gente che pur di non pensare all’anima ed alle cose dello spirito, si preoccupano di specie in via d’estinzione, di composti chimici e di sana alimentazione, di sport e di aria buona. Quasi un hobby per radical-chic. L’ecologia, tra i cattolici, sembrava roba da qualche francescano particolarmente ben disposto o da appaltare agli scouts cattolici. Basti ricordare l’imbarazzato silenzio di gran parte della gerarchia cattolica e delle stesse associazioni al tempo del Referendum del 1987, quando al popolo italiano venne chiesto se volesse avventurarsi sulla strada dell’energia nucleare o se preferisse fermarsi, dopo Chernobyl, appena sulla soglia, senza varcarla seriamente. Tutto questo sembra ora appartenere ad un passato già remoto. Dopo oltre un anno di predicazione ecologista di Papa Wojtyla, dai sermoni durante le sue vacanze in Val Visdende al discorso di Montalto di Castro, con la esortazione apostolica “PACE CON DIO CREATORE, PACE CON TUTTO IL CREATO” la Chiesa passò il guado. Già il titolo del documento pontificio sembrò riecheggiare uno slogan degli ecologisti (“pace tra gli uomini, pace con la natura”), e l’aver scelto di collocare la sfida ecologica – giustamente – tra i temi della pace e di dedicarle il messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 1990, fu altamente significativo. Più chiaro di così non poteva essere riconosciuto il valore della “coscienza ecologica” (il Papa usò questo stesso termine), non come problema della botanica, della zoologia o delle discipline attinenti alla valutazione dell’impatto ambientale, ma come un problema centrale del nostro tempo, e quindi anche dei cristiani del nostro tempo.
Prima di Papa Francesco, con la sua Enciclica Laudato si’, Benedetto XVI è stato colui che più di ogni altro suo predecessore ha parlato di ambiente ed ecologia, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Papa verde”. Ha affrontato molte volte l’argomento: brevi incisi e discorsi ampi, sviluppando un vero e proprio pensiero unitario. Ripercorrendo gli anni del suo Pontificato, infatti, ci si accorge che non si tratta di interventi episodici o delimitati, ma di una continua riflessione, profonda e coerente. “Lo sfruttamento irresponsabile dell’ambiente o l’incetta di risorse agricole o marine riflette un concetto di sviluppo disumano, le cui conseguenze si ripercuotono perlopiù sui Paesi più poveri”. Benedetto afferma, inoltre, che la tecnologia non deve dominare l’uomo, ma essere strumento vantaggioso, da gestire in modo responsabile. Diversamente, l’uomo è destinato ad essere profugo ambientale.
Il Convegno delle Diocesi ad Acerra, riuscitissimo, va visto dentro questo cammino della Chiesa, che segnala una crisi ambientale frutto di una crisi morale dell’umanità, con guerre che nascono per predare le risorse del Creato, con una solidarietà globale che passa per comportamenti individuali ancorati alla responsabilità ed a stili di vita sobri. Come il Covid-19 ci sta dimostrando.
Dovrà essere ripensata ed in parte re-inventata una “morale per la vita quotidiana” che tenga nel giusto conto la sfida ecologica, se si vuol prendere in parola l’appello degli ultimi tre Papi. Vale la pena prendere sul serio questa reciproca sfida tra sensibilità ecologista e fede cristiana, per arrivare a confrontare più in profondità i momenti di convergenza e le eventuali ragioni di distanza o contrasto. Non si tratta di un dialogo tra interlocutori contrapposti ed organizzati, ma piuttosto dell’irrompere di una nuova attenzione e presa di coscienza che pervade tutti gli ambiti della società e della quale nessuno detiene il monopolio. Se gli ecologisti non vorranno ridursi ad essere una specie di sindacato per i diritti dell’ambiente, dovranno farsi attraversare dalle ragioni di chi ha un forte messaggio etico da proporre – non ultima la Chiesa cattolica e le spiritualità cristiane in generale. Ben venga questo sforzo, e ben vengano i cristiani che vorranno accettare di fare questo sforzo insieme a chi si preoccupa della sofferenza e dell’integrità del creato anche senza condividere sempre o in tutto le loro convinzioni di fede. E da Acerra si riparte. Uniti, superando il concetto di valutazione di impatto ambientale e introducendo il concetto di valutazione di impatto generazionale”.
Centro Servizi Acerra