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Ricordate l’attacco chimico di Assad? Avvisate i pennivendoli di regime: non c’è mai stato
Speciali in tv, prime pagine di quotidiani, servizi giornalistici a iosa: tutti a tuonare contro “Assad l’animale”, ma nessuno che adesso si ricordi di raccontarci cosa è emerso dalle indagini a Douma finalmente liberata
Dopo i missili «nice and new and “smart!”» (belli, nuovi e intelligenti) della premiata ditta Trump – Macron – May, i poveri bimbi siriani hanno smesso di far parlare di sé presso l’opinione pubblica occidentale. Ma non per questo si sono fermate le indagini relative all’accertamento della verità, che in guerra è sovente la prima vittima, in merito a quanto accaduto in Siria.Il primo a scriverne è stato, direttamente da Douma, Robert Fisk, reporter di fama internazionale che si è recato nella città una volta liberata dall’esercito siriano. Fisk realizza da più di 40 anni reportage dai campi di battaglia e non si può certo definire un simpatizzante di Assad. Ciononostante, quello che ha visto con i suoi occhi scagiona completamente il presidente siriano.
Il reporter britannico (sull’Indipendent potete leggere il suo articolo originale) ha visitato il famoso ospedale dove sono state girate le immagini dei bambini con le maschere di ossigeno, quelle stesse immagini che i media hanno con tanta solerzia provveduto a mandare in onda fino alla nausea e che sono state ritenute prove così tanto schiaccianti dalle potenze occidentali da scatenare il bombardamento su Damasco e Homs.
The search for truth in the rubble of Douma – and one doctor’s doubts over the chemical attack
di Robert Frisk
The search for truth in the rubble of Douma – and one doctor’s doubts over the chemical attack
This is the story of a town called Douma, a ravaged, stinking place of smashed apartment blocks – and of an underground clinic whose images of suffering allowed three of the Western world’s most powerful nations to bomb Syria last week. There’s even a friendly doctor in a green coat who, when I track him down in the very same clinic, cheerfully tells me that the “gas” videotape which horrified the world – despite all the doubters – is perfectly genuine.
Tra i pochi in Italia a non aver bellamente ignorato il lavoro di Frisk, c’è di sicuro Giampaolo Rossi, che già il 17 aprile sul suo blog dava conto delle prime risultanze sul campo.
Fisk ha parlato con Assim Rahaibani, il medico che era presente quel giorno quando i feriti giunsero nell’ospedale. E ciò che viene raccontato è molto diverso dalla versione mainstream; il video è sì vero, ma la verità tutt’altra: “quei civili erano sopraffatti non dal gas ma dalla carenza di ossigeno dentro i tunnel e negli scantinati in cui vivevano, in una notte di vento e bombardamenti pesanti che hanno scatenato una tempesta di polvere”.
Quella notte, continua il testimone, “ci furono molti bombardamenti [da parte delle forze governative]” ma c’era anche “molto vento e le nuvole di polvere cominciarono a invadere gli scantinati e le cantine dove vivevano le persone”.
Quelle persone furono colpite da ipossia (cioè da mancanza di ossigeno) non da gas nervini. Ecco il perché delle immagini di quei bambini con le maschere sul volto; sarin e agenti nervini non c’entravano nulla.
Poi, continua l’anziano medico siriano, “qualcuno alla porta, un «Casco bianco», gridò “Gas!”, ed è cominciato il panico. La gente ha iniziato a gettare acqua l’una sull’altra. Sì, il video che è stato girato qui, è autentico, ma quelle che vedi sono persone che soffrono di ipossia – non di intossicazione da gas“.
Robert Fisk afferma anche che quella del dott. Rahaibani non è l’unica testimonianza. A Douma “ci sono molte persone con cui ho parlato tra le rovine della città che hanno detto di non aver mai creduto a storie di gas, che di solito venivano messe in giro dai gruppi armati islamici”; quelli che l’Occidente chiama ribelli e che gli abitanti di Douma chiamano jihadisti o “terroristi”.
Fisk afferma nel suo reportage di aver “attraversato la città abbastanza liberamente ieri senza soldati, poliziotti o agenti di sicurezza a seguire i miei passi, solo due amici siriani, una macchina fotografica e un taccuino”. Eppure nessuna traccia di gas e nessuna testimonianza che ne comprovasse l’esistenza.
Della stessa opinione del giornalista britannico, come apprendiamo da Mauro Bottarelli, anche Uli Gack, della principale tv pubblica tedesca, la ZDF. Gack è uno dei suoi inviati in zone di guerra con maggiore esperienza e credibilità sul campo. E anche lui ha raccontato ai suoi telespettatori che a Douma, con ogni probabilità, si è trattato di una messinscena, un qualcosa di cui la gente nel sobborgo di Damasco è largamente convinta.
Die Welt rätselt weiter, ob die geächteten #Chemiewaffen in #Duma eingesetzt wurden. ZDF-Korrespondent Uli Gack ist für uns in #Syrien – Sie waren heute in einem großen Flüchtlingscamp und haben mit vielen Leuten gesprochen – was haben Sie denn dort über den Angriff gehört? pic.twitter.com/euubha1a2U
— ZDF heute (@ZDFheute) April 20, 2018
Voci dissonanti giungono anche dall’altra sponda dell’Atlantico: il reporter americano Pearson Sharp ha documentato per il canale OAN (One American News Network, emittente conservatrice filo-Trump tra l’altro) che secondo le testimonianze raccolte nella città, sono stati i ribelli ad inscenare l’attacco chimico allo scopo di generare il caos necessario a fuggire dalla città.
Viene quasi voglia di domandarsi allora quali fossero le prove incontrovertibili di Macron che, a suo dire, inchiodavano il regime di Bashar Al Assad. Ma poi ci torna in mente che in realtà non c’è proprio nulla da chiedersi: dopotutto non stiamo forse ancora cercando in Iraq le armi di distruzione di massa di Saddam?
Antonio Schiavone
Fonti e approfondimenti:
There Was No Chemical Attack Say American & British Journalists In Syria
“Siria, non c’erano armi chimiche” La verità nascosta dietro gli attacchi
Dipartimento di Stato Usa ammette: “Gli elmetti bianchi lavorano per noi”
La tv pubblica tedesca smonta l’attacco chimico a Douma. Avete notizie della Goracci dal Bosforo?