Il 17enne è in attesa della convalida del fermo. Sul web e tra i social monta una inutile e superflua ‘caccia alle streghe’.
ACERRA – Tra web e social la notizia ovviamente è rimbalzata a velocità supersonica in tutta Acerra: in migliaia a chiedersi – a titolo di gossip – chi fosse quel ragazzo, quel compaesano autore del gesto insano durante l’ora di italiano. Tra gruppi whattsapp e pagine fb dedicate alla città che ha dato i natali a Pulcinella, che spuntano quotidianamente come funghi per la gioia – e soprattutto delle tasche – di chi gioca a fare il cronista attraverso la gestione dei profili in blu, il voler dare un nome ed un cognome a quel sedicenne è l’argomento del giorno.
Gli avvocati del minore, in rappresentanza della famiglia, chiedono soltanto rispetto: i suoi parenti, storici commercianti del posto, sono mortificati. Si sono recati a scuola per incontrare il preside e chiedere scusa in nome e per conto di quel ragazzo che in pochi secondi ha perso la testa commettendo un gesto sconcertante e che loro ancora non capiscono, non metabolizzano. Avrebbero anche chiesto ai loro legali di fiducia di contattare la prof per manifestarle il proprio dispiacere ma pure per cercare di capirci qualcosa in più. Magari ci riusciranno più in là, magari lo faranno dopo aver parlato con quel figlio forse scosso da un momento personale difficile e che avrebbe perso la testa a fronte di quell’ennesima nota ritenuta deleteria per il prosieguo dell’anno scolastico.
“Siamo davvero sconcertati per quanto accaduto – sottolinea il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri – e sento di interpretare i sentimenti di tutta la città di Acerra. Nell’esprimere piena solidarietà all’insegnante rimasta vittima di un gesto così deprecabile da un alunno ribelle alle regole anche del vivere civile, il mio pensiero come padre e come uomo delle istituzioni va senz’altro alla necessità continua del richiamo costante all’educazione della legalità e della non violenza, della lealtà e del rispetto vero delle istituzioni e delle regole. Questi ragazzi posseggono coltelli, li portano da casa e li usano contro gli insegnanti, è una cosa gravissima: ragazzi come questi si rovinano la vita perché si consegnano a un destino assolutamente tragico”.
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