Cronaca e Attualità

Spari contro un’abitazione, nel mirino un imprenditore

Secondo le dichiarazioni di due pentiti l’uomo – che è incensurato – è considerato colui che attualmente ‘comanda’ il malaffare locale. 

ACERRA – Spari contro un’abitazione: nello stabile risiede anche un imprenditore considerato il capo dell’attuale malavita organizzata di Acerra. E’ quanto avvenuto l’altra sera, poco prima di mezzanotte, nella zona del Mulino Vecchio. Stando ad una prima ricostruzione della polizia, uno scooter con in sella due ragazzi è passato davanti all’abitazione, con l’occupante il sedile passeggero ha esploso un paio di colpi all’indirizzo della sua abitazione. In realtà, stando ad una versione che però non trova conferma tra gli inquirenti, il motorino sarebbe transitato una prima volta davanti la palazzina, qualcuno li avrebbe visti e insospettitosi avrebbe avvertito la polizia. Il veicolo sarebbe poi ripassato sotto lo stabile con uno dei due centauri che ha sparato due colpi contro il portone d’ingresso.

Vetri infranti, la Volante ha recuperato un solo bossolo. Nello stabile ci abita l’imprenditore con i suoi congiunti ed altre due famiglie. Il 55enne acerrano, formalmente incensurato, è considerato il vertice del cartello criminale che gestisce il malaffare locale anche alla luce dei recenti arresti e delle condanne.

Di lui ha parlato Gaetano Castaldo, detto Aitan o’barbiere, il collaboratore di giustizia imputato e reo confesso per l’omicidio di Adalberto Caruso, cognato del 55enne, ucciso il 19 settembre del 2015 a piazza San Pietro ad Acerra. Nei suoi racconti il 33enne ha svelato come è gestito in città il business di spaccio ed estorsione. “Ad Acerra i proventi del racket li dividevano due gruppi – le dichiarazioni di Castaldo nei verbali tra luglio 2016 e febbraio 2017 – di cui uno facente capo al boss Vincenzo Di Buono, o’ marcianisiell”, che sta scontando un definitivo pena per camorra. L’altro nome che fa, invece, è proprio quello dell’imprenditore che dovrebbe potrebbe il destinatario dell’avvertimento ‘di fuoco’ dell’altra sera, il quale per il pentito, è colui che individuava le vittime da estorcere segnalandole al Di Buono, che a sua volta incaricava Castaldo e gli altri esponenti del clan di ritirare i soldi. Il pentito, poi, chiarisce anche come funziona il ‘sistema droga’: l’imprenditore 55enne, secondo lui, gestisce in proprio l’hashish, grazie ad un suo canale personale su Marano. Circostanza, questa ribadita anche da un altro collaboratore, Impero De Falco: “Faceva ‘puntate’ importanti, anche di 100mila euro”.

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