Bacoli, sigilli all’impianto della ditta rifiuti a gestione comunale

BACOLI – E’ emerso “un quadro di illeciti sistematici e pervasivi” nel centro di raccolta rifiuti e nell’isola ecologica di Bacoli, in provincia di Napoli, sottoposto a sequestro dai carabinieri del nucleo forestale di Pozzuoli nell’ambito di indagini della procura di Napoli (procuratore aggiunto Antonio Ricci). I militari, come disposto dal gip, hanno messo i sigilli agli impianti (capannoni industriali, attrezzature, cassoni scarrabili e autocompattatori) che si trovano al civico 22 di via Cuma. L’impianto è gestito dalla “Flegrea Lavoro spa” società in house a partecipazione unica del comune di Bacoli e nel registro degli indagati sono stati iscritti l’amministratrice unica, rimasta in carica fino allo scorso aprile e l’attuale amministratore unico che, all’epoca dei fatti contestati ricopriva il ruolo di responsabile tecnico per la raccolta e il trasporto dei rifiuti.  I reati contestati dagli inquirenti e anche dal giudice sono gestione illecita dei rifiuti, scarichi abusivi e inquinamento, getto pericoloso di cose ed emissioni odorigene, gravi abusi edilizi e violazione delle norme antincendio.

Per tutelare l’igiene e la salute della cittadinanza, la Procura di Napoli ha contestualmente prescritto “il previo e tempestivo smaltimento ad horas di tutti i rifiuti attualmente giacenti sull’impianto, con particolare riguardo a quelli pericolosi, biodegradabili e marcescenti a cura della stessa società in house”. Le indagini dei carabinieri forestali di Pozzuoli, coordinate dalla Procura di Napoli, hanno portato oggi al sequestro del centro di raccolta rifiuti e nell’isola ecologica di Bacoli, in provincia di Napoli. Due le persone iscritte nel registro degli indagati. Gli accertamenti che si sono svolte effettuando sopralluoghi, rilievi e ascoltando testimoni, si sono avvalse anche del supporto dell’Arpac, dell’Asl Napoli 2 Nord e dell’Ufficio tecnico comunale. A fronte di un parere igienico-sanitario originario, che consentiva la gestione di sole 7 tipologie di rifiuti, l’impianto operava in totale assenza dell’autorizzazione regionale arrivando a gestire continuativamente 17 differenti codici EER (compresi rifiuti speciali, pericolosi, biodegradabili, ingombranti e pneumatici). L’area, dissimulando l’attività sotto la qualificazione formale ed elusiva di “centro di raccolta”, veniva di fatto impiegata come vera e propria stazione di trasferimento e compattazione massiva (Transfer Station) di migliaia di tonnellate di rifiuti, mascherando tali operazioni sotto l’egida delle “soste tecniche”. Durante le sistematiche operazioni di pressatura e trasbordo, è emerso dall’inchiesta, ingenti quantitativi di reflui illeciti allo stato liquido ad elevato Carico Organico Disciolto (i cosiddetti “colaticci”) venivano sversati direttamente sul nudo suolo e convogliati all’interno delle caditoie della rete fognaria pubblica, in totale difetto di idoneo sistema di collettamento o autorizzazione. L’impianto risultava autorizzato unicamente per il trattamento delle acque bianche di prima pioggia, determinando così un gravissimo pericolo per l’equilibrio dell’ambiente. Le attività illecite e la gestione irregolare hanno provocato continue, persistenti insopportabili emissioni di gas, fumi e miasmi nauseabondi derivanti dalla prolungata putrefazione delle frazioni organiche e dall’evaporazione del percolato sversato a cielo aperto. Le esalazioni, oltrepassando ampiamente i limiti della normale tollerabilità, hanno, in particolare creato enormi disagi ai residenti nel limitrofo complesso abitativo “Parco Orione”. L’uso sistematico, fin dalle cinque del mattino, di mezzi d’opera pesanti (autocompattatori, pale meccaniche, dispositivi acustici di retromarcia) ha generato inoltre immissioni sonore ben superiori ai limiti di legge arrecando un intollerabile disturbo alla vita quotidiana e al riposo degli abitanti confinanti. Le indagini dei carabinieri e dell’ufficio inquirente partenopeo hanno consentito di rilevare anche che il complesso immobiliare, esteso su circa 3.500 mq, utilizzato in assenza di certificato di agibilità e di validi titoli abilitativi, è stato interessato da radicali mutamenti di destinazione d’uso e da plurimi abusi edilizi (frazionamenti illeciti, accorpamenti, edificazioni ‘sine titulo’ per oltre 1.800 mq pendenti in istanze di condono mai evase). Le lavorazioni, infine, venivano condotte in palese frode alla normativa di prevenzione incendi.
Bacoli il sindaco è sempre in prima fila contro l’illegalità: video, post, dirette, parcheggiatori, campagne social e like. Una sorta di “Ritadecrescenzo” della politica locale in salsa radical chic. Peccato che, mentre guardava dappertutto, proprio in casa sua i magistrati abbiano acceso i riflettori sul centro rifiuti gestito dalla Flegrea Lavoro, società interamente partecipata dal Comune, fino a disporne il sequestro nell’ambito di un’indagine che ipotizza gestione illecita dei rifiuti, scarichi abusivi, inquinamento, emissioni odorigene, abusi edilizi e violazioni delle norme antincendio”.Lo afferma Severino Nappi, vice coordinatore della Lega in Campania e componente del Consiglio Federale della Lega.”Sia chiaro: sarà la magistratura ad accertare fatti e responsabilità. Ma politicamente una domanda al sindaco va fatta: possibile che un’amministrazione così presente sui social sia stata così poco presente nel controllo di ciò che accadeva in una propria società in house? Per amministrare una città non basta fare la guerra all’illegalità col telefonino in mano”, conclude.
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