Cronaca e Attualità

Disastro ambientale, condanna confermata in Cassazione

Si chiude definitivamente la vicenda che riguarda i fratelli Cuono, Salvatore e Giovanni Pellini.

ACERRA – Si è chiuso definitivamente poco prima della mezzanotte di ieri il processo che ha visto la Corte di Cassazione rigettare il ricorso proposto di fratelli Cuono, Salvatore e Giovanni Pellini, gli imprenditori di Acerra nel settore rifiuti condannati per disastro colposo nella condanna dalla Corte d’Appello di Napoli a gennaio del 2015.

L’inchiesta è quella denominata ‘Ultimo Atto-Carosello’, risalente all’inizio del 2006 per un’articolata inchiesta sul traffico di rifiuti dal Nord verso il Napoletano. Confermati i sette anni a testa: in primo grado, invece, a Giovanni e Cuono Pellini erano stati inflitti 6 anni, quattro a Salvatore. A inizio 2015 venne ribaltata la sentenza di fine marzo 2013 per i due carabinieri coinvolti nell’inchiesta: il maresciallo Giuseppe Curcio, infatti e l’appuntato Vincenzo Addonisio vennero assolti per non aver commesso il fatto. Assoluzione anche per Giuseppe Buttone e per gli altri venti imputati.

L’inchiesta ‘Carosello-Ultimo Atto’ ha riguardato un falso giro di bolla ideato allo scopo, secondo quella che era l’accusa, di nascondere la reale natura e il reale quantitativo dei rifiuti in arrivo nelle discariche aperte in provincia di Napoli nel corso del’emergenza risalente a oltre dieci anni fa. Rispetto alla sentenza di primo grado, dunque, i giudici riconobbero il reato di disastro colposo per i Pellini. A marzo 2013 la contestazione di traffico illecito di rifiuti, inoltre, fu assorbita dalla prescrizione o dall’assoluzione a seconda delle posizioni, così come era stata cancellata anche l’aggravante della matrice camorristica per aver agito al fine di agevolare, nello specifico, il clan Buttone di Marcianise. In piedi rimasero solo le accuse di associazione per delinquere e di falso in relazione alla posizione di sei imputati su 26.

Presso la Cassazione ieri è stata una lunga giornata di passione per i comitati ambientalisti presenti, che solo in tarda serata hanno potuto esultare. ‘No comment’ sulla sentenza, invece, da parte degli stessi imprenditori e dei loro avvocati. Si attende, ora, l’esecuzione del provvedimento, o la consegna degli stessi fratelli. A causa dell’entità della condanna non ci sono misure alternative: potrebbe solo ipotizzarsi – ma è assai improbabile – l’affidamento in comunità. I fratelli Pellini, inoltre, sono stati colpiti lo scorso febbraio da un sequestro preventivo di circa 200 milioni di beni.

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