I due chiesero mille euro al titolare di una struttura sportiva d Acerra. Rimediano 4 anni a testa per tentata estorsione.
ACERRA – Pizzo di Natale, coppia condannata. E’ quanto ha stabilito ieri pomeriggio il gip del tribunale di Napoli Francesco De Falco Giannone nei confronti di Antonio Martino, di 45 anni (nella foto) e Michele Morlando, 27enne, entrambi di Caivano. I due, al termine del processo tenutosi con il rito abbreviato, rimediano quattro anni a testa per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, una pena decisamente inferiore rispetto alle richieste del pubblico ministero Antimafia Maria Di Mauro che si era espresso per 7 anni per Martino (difeso dall’avvocato Domenico Paolella) e 6 anni per Morlando (difeso dall’avvocato Fernando Pellino). I due vennero bloccati a gennaio dell’anno scorso dopo un’operazione messa a segno dai carabinieri del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna, diretti dal maggiore Michele D’Agosto.
La coppia fu destinataria di un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: secondo l’accusa avevano chiesto il ‘pizzo’ per conto di un gruppo malavitoso di Acerra – ritenuto all’epoca l’organizzazione criminale egemone in città – ad un imprenditore del posto che gestiva un’attività sportiva. Si trattava del titolare di alcuni campi di calcetto dal quale, previe reiterate minacce, la coppia pretendeva il pagamento di mille euro a titolo estorsivo per la tranquilla prosecuzione del suo lavoro. Questi fatti avvennero nel periodo delle festività natalizie. L’uomo, però, non volle cedere alle pressioni degli emissari della cosca e denunciò il tutto ai militari dell’Arma. Il fermo fu prima convalidato dal tribunale di Napoli Nord che dichiarandosi incompetente trasmise gli atti al gip di Napoli, il quale successivamente, però, non emise una nuova ordinanza per mancanza di gravi indizi di colpevolezza rimettendo gli indagati in libertà.
“Un dispositivo in odore di non certezza delle responsabilità” ha commentato dopo la lettura del provvedimento l’avvocato Fernando Pellino. La denuncia dell’imprenditore acerrano, tuttavia, rappresentò un tassello fondamentale per la legalità in un’area dove c’era la sensazione che stesse crescendo, anche grazie ad iniziative di aggregazione sociale, il movimento antiracket. Purtroppo, però, è trascorso un anno dalla ‘passeggiata della legalità’ ma il numero delle denunce tende a rimanere basso.
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