Cronaca e Attualità

Rapina ed estorsione a disabile, 24enne condannato

Il giovane rimedia 5 anni e 8 mesi in Appello, una pena inferiore rispetto a quella presa dopo il dibattimento in primo grado.

ACERRA – Rapina ed estorsione, 24enne condannato. E’ quanto ha stabilito la Corte d’Appello di Napoli nei confronti di Angelo Vitiello, di Giugliano ma da tempo stabilitosi ad Acerra. Il ragazzo rimedia 5 anni e 8 mesi, una pena inferiore rispetto alla sentenza di primo grado. Riconosciute le attenuanti generiche come da richiesta del suo legale difensore, l’avvocato Ciro Bianco. Nella sentenza di primo grado, al termine del dibattimento davanti al tribunale di Nola, aveva preso 6 anni di reclusione.

Il 24enne venne arrestato a maggio del 2015 insieme ad un ventenne di Acerra, poi condannato con l’abbreviato a 6 anni, ridotti in Appello a 4 anni e 8 mesi: l’accusa era di aver messo a segno una rapina nei confronti di un 55enne disabile con problemi psichici. L’uomo era stato vessata per un lungo periodo da un gruppo di ragazzi, di cui tre vennero già condannati nella primavera dell’anno scorso a 4 anni e mezzo di pena a testa. Secondo il fascicolo a carico del 24enne e del suo complice, sarebbero stati diversi gli episodi contestati per un ammontare totale di quasi 15mila euro depredati. Il fatto per il quale vennero bloccati risale al 26 ottobre del 2014 quando armati di coltello si fecero consegnare 200 euro.

I carabinieri della stazione di Acerra, diretti dal comandante Vincenzo Vacchiano, eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli per rapina aggravata in concorso. Le indagini svolte dagli uomini della Benemerita, coordinate dalla Procura di Nola, consentirono di identificare i due giovani come gli autori di quel raid. I carabinieri in servizio presso la caserma di via Volturno ad Acerra, inoltre, stanno ancora indagando sull’incendio avvenuto l’altra notte in pieno centro quando andò in fiamme un locale commerciale adibito a deposito di attrezzi. Dopo una prima sommaria ricostruzione della vicenda l’ipotesi del fatto doloso era stata considerata debole. La pista più seguita era quella di un evento accidentale, dovuto probabilmente ad un corto circuito.

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