Si tratta di ragazzi documenti alla mano minorenni, ma che in realtà dimostrano molti più anni. L’operazione dei carabinieri.
ACERRA – Tentata estorsione e minacce agli operatori della Casa Famiglia, arrestati quattro rifugiati politici: nello loro stanze ritrovato materiale pro Isis. E’ quanto risulta dopo l’operazione messa a segno ad Acerra dai carabinieri della locale stazione, diretti dal comandante Vincenzo Vacchiano, con il coordinamento dei colleghi della Compagnia di Castello di Cisterna, agli ordini del capitano Tommaso Angelone.
I fatti hanno inizio qualche settimana fa, quando gli operatori della comunità che ospita sei ragazzi dell’Africa Sub-Sahariana decidono di denunciare il comportamento degli ospiti. Del gruppo portato l’altro giorno in caserma, comunque, due sono estranei ai fatti contestati. Il quartetto è diventato il terrore di operatori e responsabili della struttura: non rispettano le regole, entrano ed escono secondo gli orari che fanno più comodo e non esitano a minacciare con i coltelli e ad usare violenza pretendendo orologi e vestiti di marca.
Un uomo ha riportato danni ad un braccio; una donna, invece, è rimasta chiusa fuori al balcone per alcune ore. Inoltre si registrano notevoli danni alle suppellettili dello stabile, in alcune sue parti completamente distrutto. Così decidono di esporre i fatti alle forze dell’ordine, che danno uno slancio decisivo alle indagini una volta che i vertici della Casa Famiglia trovano, nel corso delle pulizie delle stanze dei ragazzi, del materiale che desta più di un sospetto.
Ben occultati vengono rinvenuti un disegno-volantino inneggiante all’Isis con il simbolo del Califfato ed una batteria di un’auto dalla quale probabilmente è stato provato ad estrarre dell’acido. Indizi, questi, che hanno fatto scattare gli arresti in un blitz sul quale al momento vige il massimo riserbo degli investigatori. Secondo gli operatori della struttura di ricovero, i giovani non hanno mai consentito il controllo dei loro zaini al rientro di sera o di notte. Dai documenti con i quali sono entrati in Italia i quattro africani risultano minorenni ma di fatto, tuttavia, sono visibilmente di un’età più grande. Essendo rifugiati politici, poi, il sindaco di Acerra ne è formalmente il tutore, con il responsabile della Comunità che li ospita, invece, che è il custode. Proprio in virtù di queste responsabilità il primo cittadino Raffaele Lettieri ha informato nei giorni scorsi Procura, Ministero e Prefettura.
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