Mala acerrana, omicidi del 2002: inflitti quattro ergastoli

Disposto anche l’isolamento diurno per un anno. I collaboratori di giustizia Roberto Vicale e Antonio Di Buono rimediano rispettivamente 16 e 14 anni. 

ACERRA – Omicidi della faida acerrana, mazzata sugli imputati. Sono quattro gli ergastoli inflitti al termine del processo incentrato su quattro delitti di camorra avvenuti nel 2002. Carcere a vita per Domenico Tortora, di Acerra, Umberto Egizio, di Casalnuovo, Salvatore Alfuso, di Casalnuovo, e Antonio De Luca, di Casalnuovo. I collaboratori di giustizia Roberto Vicale, di Afragola e Antonio Di Buono, di Acerra (alias o’gnocco) rimediano rispettivamente 16 e 14 anni a testa.

Nell’aula 114 del tribunale di Napoli urla e malori tra gli imputati ed i loro familiari alla sentenza letta nel pomeriggio di ieri dal presidente Spagna della Terza Corte d’Assise. In merito a tali episodi il Riesame, il giorno prima della richiesta di pene, aveva scarcerato Alfuso e De Luca. Accolte, dunque, le richieste di pena arrivate dal pubblico ministero antimafia Francesco Valentini. Per i condannati all’ergastolo disposto, al contempo, anche l’isolamento diurno per un anno.

Accertate le responsabilità per i quattro omicidi risalenti a quattordici anni fa nell’agro acerrano: si tratta di Carmine Esposito, o’ battlamier, uomo di riferimento del clan De Sena, avvenuto in via Volturno ad Acerra il 24 aprile; Domenico De Luca – ‘Mimilluccio – persona di fiducia dei Tortora il cui cadavere fu portato nelle campagne al confine con Afragola; Gennaro Panico, detto o’mpizzat, che avvenne a piazza San Pietro ad Acerra il 17 agosto come risposta all’omicidio De Luca e Giuseppe D’Alessandro, detto Peppe o’ feroce, che a sua volta fu ammazzato a Casalnuovo il 9 ottobre ed il cui cadavere venne chiuso nel bagagliaio di una macchina successivamente data alle fiamme in un terreno a Sant’Anastasia. Per questi fatti sono già stati condannati con l’abbreviato a 30 anni ciascuno Pasquale Tortora, Gaetano De Rosa e Umberto Gallo. Tensione alla lettura del dispositivo, con la Corte che per ristabilire l’ordine ha allontanato tutti dall’aula.

In questo processo si sono rivelate fondamentali le accuse dei collaboratori di giustizia che nel corso del dibattimento hanno confermato le accuse nei confronti del quartetto. Il collegio difensivo, tuttavia, ha provato a far emergere alcune incongruenze a suo parere emerse proprio nelle deposizioni di ciascun ‘pentito’: in proposito, pertanto, il presidente della Corte aveva stabilito di procedere ad una valutazione incrociata delle dichiarazioni di tutti i collaboratori. Con queste sentenze si chiude un capitolo importante della storia della camorra acerrana. (RED.CRO.)

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