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Ex assessore Marzullo (non) motiva le sue dimissioni bis
ACERRA – “Mancanza di confronto all’interno della maggioranza”. Non aggiunge nulla di nuovo a quanto accennato nei momenti immediatamente seguenti alle sue dimissioni bis, l’ex assessore Antonio Marzullo. Mercoledì sera, in una conferenza stampa ‘allargata’, tra gli altri, anche a segretari di partito ed ex componenti delle giunte Esposito e Marletta, l’esponente Udc ha provato a chiarire i motivi per cui ha lasciato l’amministrazione Lettieri per la seconda volta in poco più di 10 mesi.
Marzullo non è sceso nei particolari della scelta, non andando oltre una generica “divergenza di visioni su un modo non compatibile di fare politica”. Dal 4 novembre 2013, data delle sue prime dimissioni, ha sostenuto “di essere rientrato dopo aver ricevuto garanzie dal sindaco di una maggiore confronto interno, ma di essere stato costretto a ritornare sui suoi passi dopo aver riscontrato la mancanza di quanto auspicato in un’amministrazione che ha commesso l’errore di ‘chiudersi’ nelle stanze del Palazzo”. Le accuse che si leggono nel documento di due pagine presentato alla stampa ed inviato a sindaco e presidente del consiglio comunale, però, non trovano riscontro specifico nelle sue parole davanti a giornalisti e politici: si parte da una “impossibilità di agire per il bene comune” salvo poi sostenere “di non aver mai ravvisato che qualcuno stesse perseguendo interessi personali”. “Preciso di non aver mai avuto sentore che si stesse facendo qualcosa di illecito, ma che ho avuto a che fare – ha detto Marzullo – con forze che politicamente non hanno saputo dare risposte alla città. Acerra, rispetto a Pomigliano e Casalnuovo, è 20 anni che non sceglie.
Il sistema politico attuale nasce dagli errori partiti proprio 20 anni fa”. Il 52enne dipendente Eni-Snam deteneva le deleghe all’arredo urbano e servizi cimiteriali, servizi generali, personale, informatizzazione dei servizi e riorganizzazione dell’ente, protocollo e servizi generali, servizi demografici ed elettorali, statistica e toponomastica ed in precedenza anche quella alle attività produttive. Dall’amministrazione nessuna volontà di replicare alle parole di Marzullo. Le deleghe che erano appannaggio di Marzullo non sono ancora state assegnate.










