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Giubbini falsi realizzati con cani e gatti: nei guai cinque persone
ACERRA – Giubbini falsi realizzati con cani e gatti: i carabinieri sequestrano un opificio abusivo, nei guai cinque persone. E’ il risultato di un’operazione messa a segno ieri mattina ad Acerra dai militari dell’Arma della locale stazione, diretti dal comandante Vincenzo Vacchiano, insieme ai colleghi della Compagnia di Castello di Cisterna, agli ordini del Tenente Antonio Orlando.
Nel corso dell’operazione c’è stato anche il supporto degli uomini della Polizia Locale, diretti dal comandante Felice D’Andrea. Un appartamento-scantinato adibito a mini stabilimento per la fabbricazione di abbigliamento taroccato finisce sotto chiave, denunciati cinque cinesi. I fatti: al termine di un’accurata attività infoinvestigativa i militari dell’Arma di stanza in via Volturno ricevono una ‘dritta’ sulla possibilità che in un locale del quartiere Pozzillo, tranquilla zona residenziale della città, possa celarsi un’attività illegale dedita alla fabbricazione ed alla contraffazione di abbigliamento griffato. Così, dopo tutta una serie di appostamenti, l’operazione scatta nella mattinata di ieri: l’edifico viene circondato e gli uomini della Benemerita attendono solo il momento giusto per entrare in azione. Appena quel cancello verde ubicato alla fine di via Brescia si apre per consentire l’ingresso ad una coppia di orientali, ecco che scatta l’irruzione. Dieci metri di discesa separano le forze dell’ordine alla porta d’ingresso di quell’appartamento trasformato in fabbrica fuorilegge.
Una volta all’interno, la scoperta: una grossa quantità di capi sui quali presumibilmente verranno attaccate le etichette di noti marchi della moda. Una perfetta fabbrica del falso, specializzata, però, in giubbini di pelle. Ne vengono sequestrati circa mille pezzi. La peculiarità del fatto, però, non si ferma qui: analizzando bene la qualità del materiale dei giubbotti viene accertato che l’imbottitura ed i capi che portano i cappucci sono realizzati con animali domestici. Piccole ‘pellicce’ d’importazione di cani e gatti già lavorate, probabilmente provenienti direttamente dalla Cina. Cinque persone sono state sorprese dall’intervento dei carabinieri mentre stavano smistando i capi d’abbigliamento destinati al mercato locale e che avrebbe fruttato diverse migliaia di euro. Le indagini dell’Arma, ora, vertono sulla ricerca di eventuali complici per la fornitura sia dei materiali utilizzati che di quella delle etichette griffate.










