Categorie: Ambiente e Salute

Alimentazione, salute e ricerca nella Terra dei Fuochi, ecco il convegno

ACERRA – Alimentazione, ambiente, salute e ricerca nella Terra dei Fuochi. Se ne parlerà domani e venerdì nel Castello Baronale di Acerra in una due giorni di studi e di confronti tra esperti del settore e uomini di scienza. L’obiettivo, come spiega l’organizzatore dell’evento ed ideatore del progetto EcoFood Fertility Luigi Montano, medico e ricercatore, è quello di “creare un’alleanza di verità per uscire dalla crisi”.

Prenderanno parte all’incontro acerrano, tra gli altri, Benedetto De Vivo, geochimico della Federico II, Leopoldo Iannuzzi, del Cnr, Gennarino Masiello, presidente della Coldiretti Campania, Giuseppe Orefice, presidente Slow Food, l’assessore regionale all’Agricoltura Daniela Nugnes, Maurizio Montella, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli ‘Pascale’, Annamaria Colao, ricercatrice della Federico II, Luigi Nicolais, presidente nazionale del Cnr, Donato Cafagna, Commissario Antiroghi, Sergio Costa, comandante regionale della Forestale, l’assessore regionale alla Ricerca Guido Trombetti, l’on.le Luigi Famiglietti ed il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo. Partecipano all’iniziativa Comitati ed associazioni ambientaliste: nei giardini del Castello ci saranno stand espositivi con degustazione dei prodotto del territorio a cura del consorzio di agricoltori locali Ari.Amo. La verità su quanto succede nella Terra dei Fuochi con i diversi interventi per la sua salvaguardia: tra le inizative più interesanti c’è il progetto di ricerca EcoFoodFertility, che rappresenta il primo studio scientifico multicentrico e multidisciplinare che affronta in maniera sistematica l’impatto delle condizioni ambientali sulla salute umana, considerando sia gli aspetti alimentari che quelli legati in generale allo stile di vita. Il fine non è solo quello di dare evidenze scientifiche più corrette, precise e definitive al rapporto ambiente-salute (nesso di causalità), visto che al momento gli studi epidemiologici ‘ipotizzano’ che la presenza di alti livelli di inquinanti ambientali (metalli pesanti, PCB, diossine, Nanoparticelle, IPA) possa avere effetti nocivi sulla salute umana contribuendo all’insorgenza di cancro, malattie cardiovascolari, anomalie congenite, malattie immunologiche e disordini endocrino-metabolico, ma anche quello di fornire nuovi e più affidabili indici di rischio della salute (biomarker), predittivi per possibili future patologie legate a stili di vita scorretti e/o a cause ‘ambientali’, verificare l’efficacia di taluni regimi dietetici e di innovativi approcci nutrizionali potenzialmente protettivi, infine indicare nuovi indirizzi di politiche sanitarie pubbliche di prevenzione del rischio e salvaguardia della salute soprattutto per popolazioni che vivono in aree ad alto impatto ambientale.

1) NAZIONALE coinvolgendo altre aree critiche d’Italia come l’area dell’ILVA e Brindisi, l’area delle industrie ceramiche di Sassuolo, l’area di Porto Marghera, l’area di Novi Ligure, quella di Piombino, Terni, Pescara, Crotone, grazie anche all’ulteriore collaborazione in Italia di altri Centri di Ricerca del CNR, in aggiunta a quelli costituenti, come quello di Genetica dell’IFC CNR di Pisa, del Centro Andrologico di Riferimento Nazionale dell’Università di Pisa, l’Università di Torino e l’Università di Modena.
2) REGIONALE coinvolgendo a quelle tre campane anche quella del’Isochimica di Avellino e quella delle industrie di pellame di Solofra, con il coinvolgimento anche del CROM di Avellino e di recente (luglio 2014) l’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli “Pascale con la partecipazione al Bando Nazionale Finalizzati per al Ricerca del Ministero della Salute.
Inoltre è un modello di ricerca partecipato con la cittadinanza, visto che coinvolge comitati, associazioni fin da subito, che ben interpretano l’esigenza di partecipazione e trasparenza che la popolazione chiede, visto che finora, la parziale, imprecisa e spesso troppo tardiva comunicazione da parte delle istituzioni sanitarie Nazionali e Regionali ha ingenerato sfiducia nelle istituzioni, terreno fertile per speculazioni mediatiche e facile allarmismo.

P.S.: diversi sono gli articoli su giornali nazionali che hanno dato risalto al progetto e visibili alcuni sul sito web tradotto anche in Inglese www.ecofoodfertility.it

Enti di ricerca ed universitari coinvolti nel progetto Europeo: CNR Roma, CNR Napoli, CNR Avellino, ASL Salerno, CNR IStec Nanodiagnostics, Faenza, Rodl & Partners, Università di Praga e Brno, Università di Atene, Consorzio Ospealiero-Universitario Terrassa-Barcellona

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