- Premio alla Musicalità ‘Maria Russo Spena’, cala il sipario su un’edizione da record della Settimana della Musica’
- Si dimette l’assessore Francesca La Montagna
- L’Associazione Culturando porta Pulcinella al Volante nel cuore della Capitale
- Al Palartè la Maschera di Pulcinella più grande del mondo
- Sicurezza, intensificato il controllo del territorio: piena sinergia tra forze dell’ordine ed ente locale
- Sicurezza, controlli a tappeto della polizia
- Sicurezza, Alto Impatto ad Acerra: controlli a tappeto in tutta la città
- Tenta la truffa dello specchietto, denunciato
- Buono pasto agli infermieri turnisti, la sentenza che fa ‘storia’
- Acerra, Commissione Consiliare Bilancio presieduta da Vincenzo Iorio: esaminate le proposte per la rottamazione delle cartelle esattoriali
‘Lividi al cuore’, è già un successo il nuovo disco di Aryarca
Nel suo brano la talentuosa artista acerrana denuncia la disparità tra uomo e donna.
ACERRA – La parità tra i sessi attraverso il pensiero, ma soprattutto la voce di un’artista emergente. E’ quanto racconta Aryarca, al secolo Mariarca Panico, talentuosa cantante acerrana, nel suo ultimo singolo ‘Lividi al cuore’. Un brano che nasce dall’esigenza di denunciare, attraverso la musica e la sua voce, il problema purtroppo ancora assai diffuso della disparità tra uomo e donna.
“Come spesso accade la donna viene messa in secondo piano rispetto all’uomo – spiega la giovanissima cantante – che vuole avere, in un certo senso, il controllo e la supremazia della propria donna”. Aryarca è una cantautrice di soli 14 anni reduce da numerosi premi e riconoscimenti musicali nell’ambito nazionale, con all’attivo già svariati videoclip. Il suo ultimo lavoro è stato registrato e post prodotto presso L’Arte dei Rumori di Marano da Giovanni Roma ed è stato prodotto da Gianmarco ’Shada San’ Cioffi. Il testo, invece, è a cura di Francesco De Mizio.
Aryarca l’anno scorso si era aggiudicata l’edizione 2016 del Microfono D’oro, Festival Internazionale di Voci Nuove. A stregare la giuria, un’equipe formata da dodici giudici provenienti da tutt’Europa, era stata l’interpretazione dell’inedito ‘Che vuol dire un brivido’.










