- Giornata della dell’Unità Nazionale, l’amministrazione inaugura la ‘Parete della Costituzione’ alla scuola Caporale
- Consiglio Comunale, la maggioranza smaschera le contraddizioni dell’opposizione
- Acerrana, a fine stagione l’addio della famiglia Guastafierro
- Pomigliano, movida violenta: due feriti, una ragazza accoltellata
- Acerra: Sindaco, Caritas, Vescovo e Asl inaugurano l’ambulatorio popolare
- Polveri sottili, nell’aula consiliare presentato lo studio dell’Arpac sulle particelle
- Truffa agli anziani, acerrano ‘beccato’ in Toscana
- Acerra, inaugurato il Comitato di Quartiere ‘Fare Gescal’ in via Deledda
- L’8 Marzo ad Acerra tra musica, creatività e impegno sociale
- Giornata dei Giusti, Acerra celebra un’insegnante di vita e umanità
Mala acerrana, estorsione: in Appello dimezzate le pene
La sentenza segna una vittoria degli avvocati difensori dei nove imputati: in totale inflitti 43 anni di condanne. In due scarcerati.
ACERRA – Hanno aspettato fino a tarda serata la pronuncia della Corte d’Appello, ma l’attesa è stata ripagata: alla lettura della sentenza festeggiano gli avvocati difensori ed i familiari dei nove imputati della mala acerrana accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso in estorsione, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
La Terza Sezione della Corte d’Appello di Napoli, infatti, ha praticamente dimezzato le pene inflitte in primo grado: ammontano a poco più di 43 anni le condanne lette ieri sera dal presidente Giovanni Carbone. Il Procuratore Generale Maria Di Addea aveva chiesto le conferme alle ‘mazzate’ inflitte dal gip a maggio del 2015. Invece arrivano sconti per tutti: Domenico Basile (nella foto), detto o’nir (difeso dall’avvocato Domenico Buonincontro) passa da 14 a 7 anni, Gaetano De Rosa, alias o’maravizz (pure lui difeso dall’avvocato Domenico Buonincontro) da 13 a 8 anni.
Dieci anni a testa, invece, avevano rimediato Pasquale Tortora, o’ stagnaro (difeso dall’avvocato Domenico Buonincontro) e Gennaro Pacilio, o’ furnaro (difeso dall’avvocato Gianni Iavarone) che ora prendono rispettivamente 6 anni e 8 mesi e 6 anni e 4 mesi. Bruno Avventurato, invece, condannato a 8 anni e 10 mesi (difeso dagli avvocati Giovanni Bianco e Domenico Paolella) scende a 4 anni e 8 mesi, suo figlio Domenico, (difeso dagli avvocati Rosa Montesarchio e Domenico Paolella) passa da 4 anni e 8 mesi a 3 anni. Alfonso Piscitelli (difeso dagli avvocati Rosa Montesarchio e Giuseppe Forni), condannato in primo grado a 8 anni di reclusione, in Appello rimedia ‘soli’ 3 anni e 4 mesi. Antonio Fatigati (difeso dall’avvocato Giovanni Bianco), che aveva rimediato 4 anni, ora scende a 2 anni: il giudice ne ha disposto anche l’immediata scarcerazione. Stessa sorte di Giacomo Doni (difeso dall’avvocato Elisabetta Montano), che da 4 anni scende a 2: sarà un uomo libero da sabato, quando scatterà la scarcerazione.
In primo grado era stato assolto anche l’imprenditore Francesco De Simone, per cui la Procura non aveva presentato ricorso. Gii imputati avevano scelto il rito abbreviato. Gli arresti risalgono a gennaio e settembre 2014: tre in totale, le ordinanze, che avevano ricostruito gli episodi di questa nuova unica organizzazione malavitosa radicata sul territorio che aveva preso di mira in particolare il settore edilizio. L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi.
Il sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto. Successivamente altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico/collaudi ed una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori: a questa, infatti, venne imposta l’assunzione lavorativa del figlio di uno dei capi, che il Procuratore Generale ha valutato come la volontà del clan di ‘seguire’ da vicino l’attività dell’associazione ed il suo giro di affari. (REDAZIONE CRONACA)










