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Tentata estorsione al bar, condannati i tre giovani insospettabili
In due ottengono la pena sospesa. In una lettera chiesero 30mila euro per il sostegno ai carcerati.
ACERRA – Pizzo al bar, condannati tre ‘insospettabili’. E’ quanto ha stabilito il gip del tribunale di Napoli nei confronti di altrettanti giovani di Acerra accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Al termine del processo celebrato con il rito abbreviato Domenico Tortora, nipote 23enne dell’omonimo ras meglio conosciuto come ‘o stagnaro, oggi detenuto, rimedia 2 anni e 8 mesi (difeso dall’avvocato Domenico Buonincontro), Raffaele Esposito, di 20 anni, prende 2 anni (con pena sospesa e contestuale scarcerazione, difeso dall’avvocato Domenico Paolella) mentre a Vincenzo Flagiello, di 21 anni, vengono inflitti 2 anni e 4 mesi con il patteggiamento e pena sospesa: è assistito dagli avvocati Giovanni Bianco e Ciro Bianco.
I fatti oggetto di questo procedimento risalgono allo scorso luglio, quando gli uomini del commissariato di Acerra, unitamente ai colleghi della Squadra Mobile partenopea, notificarono al 23enne ed al 21enne un decreto di fermo a seguito di una ‘surreale’ vicenda di natura estorsiva scaturita dalla denuncia di un imprenditore locale, socio di un noto bar del centro storico. L’altro ragazzo, invece, venne arrestato in flagranza di reato.
I tre, tutti incensurati, avevano scritto una lettera indirizzata ad uno dei titolari dell’esercizio commerciale con la richiesta di 30mila euro “per il paese ed i paesani che purtroppo sono chiusi dietro le sbarre”, chiudendo la missiva anche con un “grazie anticipato da tutte le famiglie dei detenuti”. Soldi mai effettivamente versati sia per l’opposizione della vittima che per il tempestivo intervento delle forze dell’ordine. Il denaro doveva essere consegnato in un borsone da recapitare all’interno di un bidone verde nei pressi del rione Ice Snei. Nella lettera fu addirittura indicato il luogo della consegna attraverso un fotogramma estrapolato da google maps. Il più giovane dei tre, però, all’appuntamento trovò la polizia, con gli altri due complici rintracciati poco dopo.
(da Cronache di Napoli del 11/10/2023)










