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Omicidi della faida della mala acerrana, in due restano in carcere
ACERRA – Omicidi della faida della mala acerrana, in due restano in carcere. E’ quanto ha deciso l’altra mattina l’Ottava Sezione del Tribunale del Riesame nei confronti di Pasquale Tortora e Gaetano De Rosa. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Domenico Buonincontro e Sebastiano Fusco.
I legali ora attendono di conoscere le motivazioni per preparare eventuale ricorso in Cassazione. Per l’inizio del mese prossimo, invece, è previsto il Riesame per Domenico Tortora, padre di Pasquale. Tortora e De Rosa, conosciuto come Gaetano o’maravizz, vennero arrestati nel corso di un’ordinanza datata 11 luglio disposta dal gip del tribunale di Napoli Antonella Terzi ed eseguita dai carabinieri di Castello di Cisterna. Otto ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti esponenti di sodalizi criminali operanti nelle zone di Acerra e Casalnuovo.
Le accuse, a vario titolo, sono di omicidio, soppressione di cadavere e detenzione abusiva d’arma da fuoco, reati aggravati dalle modalità mafiose. Le indagini, che hanno potuto sfruttare le preziose dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, riguardano quattro omicidi avvenuti nella periferia nord di Napoli nel 2002. Si tratta degli eventi che precedettero e seguirono i delitti di Carmine Esposito detto ’o battillammera, di Domenico De Luca alias ‘mimmilluccio o’curt, di Giuseppe D’Alessandro, conosciuto come Peppe o’ feroce e di Gennaro Panico, detto o’mpizzat. Una ricostruzione meticolosa degli agguati – confermata dalle indagini – che ha portato all’esecuzione del provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Pasquale e Domenico Tortora, Gaetano De Rosa (tutti residenti ad Acerra), Umberto Egizio, Salvatore Alfuso, Antonio De Luca, (residenti a Casalnuovo), Umberto Gallo, originario di Napoli ma residente a Borgomanero e Guri Dumani, cittadino albanese. Destinatari dell’ordinanza anche i pentiti Antonio Di Buono, o’gnocco, Roberto Vicale, Pasquale Di Fiore, o figlio d’o’ cafone e Mariano Lanza.










