Yu Hong, la fragilità della condizione umana in dialogo con Caravaggio: la presentazione della Mostra al Pio Monte della Misericordia

By on 11 ottobre 2026

NAPOLI (Elena Manocchio) – Da quando Caravaggio mise piede a Napoli nel 1606 non c’è stato un solo pittore antico in città che abbia mancato l’occasione di confrontarsi con lui, dissezionando ogni fibra delle sue tele e divorando ogni centimetro del suo genio pittorico al fine di cavarne fuori un dialogo attivo sulla condizione umana, sono tuttavia veramente pochi i maestri d’arte dei tempi nostri che abbiano avuto l’ardire di rinnovare sfide di tale portata. Una di queste audaci artiste è certamente Yu Hong. La pittrice, che vive e lavora tra Pechino e New York, ha presentato ieri a Napoli ‘Make a wish’, il dipinto donato al Pio Monte della Misericordia e che è entrato a far parte della collezione di arte contemporanea dell’Istituzione.

L’opera, asse portante della mostra dal titolo ‘Umanità a confronto tra buio e oro’, a cura di Mario Codognato e Loredana Gazzara (inaugurata ieri e aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2027), è stata presentata in un interessante confronto con le Opere di Misericordia di Michelangelo Merisi. Il linguaggio figurativo di Yu Hong è colto e carico di richiami ad iconografie assai diverse fra loro che spaziano dall’arte bizantina alla pittura romantica, dal naturalismo secentesco al realismo magico, dallaTanztheater ai video di attualità scovati sul WEB. L’opera dell’artista cinese, un dipinto su tela centinata di notevoli dimensioni, si presenta come un’ideale tavola di un polittico perduto, un frammento che rimanda a qualcosa che continua a consumarsi fuori dal confine del quadro stesso, fuori dal vincolo del reale e forse anche fuori dalla grazia di Dio. Si tratta di un pannello laico dentro al quale l’umanità si agita, si contorce, si divincola, sconquassata dalla ferocia della guerra, mortificata dalla sottomissione, funestata dalla paura, depredata di ogni libertà. L’oro del fondo, grumoso e materico, non ha nulla dei preziosismi astrattizzanti di bizantina memoria se non il desiderio di togliersi dai piedi il problema del tempo e dello spazio che è un amalgama denso e inscindibile, imperituro e pervasivo.

Se fu certamente ardita la soluzione compositiva di Caravaggio che, fedele a un realismo radicale, incarnava le Opere di Misericordia corporali nella popolazione sacra e ordinaria dei bassifondi partenopei, rimanendo tuttavia ben piantata nello spazio buio ma vero della città, quella di Yu Hong è allucinata, sbilenca, disperata, suggerisce il dato reale nella modellazione dei volumi dei corpi ma immediatamente lo nega nelle incongruenze anatomiche, negli arzigogoli prospettici che non mancano di produrre vertigini nell’osservatore. I due ‘angeli lazzari’ che Roberto Longhi vedeva fare acrobazie circensi sotto un lenzuolo ‘spaso’ nel vicolo tetro dipinto dal Merisi, nel quadro della Hong hanno smesso le ali posticce e non danzano più ma lottano a torso nudo contorcendo le membra tese in una posa di sordo dominio ferino. La Madonna raffaellesca che quattro secoli fa Caravaggio ha piazzato sul verone di Forcella è definitivamente scivolata giù dalla seggiola e si lascia cadere nel vuoto trascinando con sé ogni briciolo di sacralità su una folla di gente perduta e sconvolta. Eppure in mezzo a quel delirio affiora un bacio. ‘Make a wish’ è dunque una porta d’oro, un varco magico, un diaframma spalancato sull’orrore del mondo che mai avremmo desiderato e che però ci è toccato in sorte, e forse chissà, è anche un misericordioso spiraglio di speranza. Adesso su, esprimete un desiderio.

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