CASAVATORE (Guido Caiazzo) – Sapere, divulgare, conoscere, sensibilizzare, coinvolgere: sono tra le parole chiave della marcia per la pace che si è tenuta martedì a Casavatore. Partenza dalla scuola media ‘Antonio De Curtis’ al Poggio delle Rose, arrivo e culmine a piazza Di Nocera, all’esterno del Municipio. Marcia organizzata dall’amministrazione comunale e che ha visto la partecipazione massiccia degli studenti del territorio, ma anche cittadini. ‘In cammino per il diritto alla pace’ lo slogan dell’evento, al quale hanno preso parte anche l’ambasciatorepalestinese Mona Abuomora, Emad Ali e, ad allietare i presenti, la cantante Carolina Comite e l’attore Emanuele Valente. Forti e sentite le parole dell’ambasciatore Abuomora. “Quello che trapela al di fuori della Palestina è pari a zero rispetto a quello che accade realmente nel paese – ha spiegato – da parte di Israele si vuole che si taccia”. Ai ragazzi e a tutti i presenti in piazza, poi, l’ambasciatore ha rivolto un monito sentito e profondo. “Oggi questa città ha compiuto un gesto profondamente importante: riconoscendo lo Stato della Palestina – ha sottolineato Abuomora – avete affermato un gesto semplice ma potente: che i popoli non esistono perché la forza lo consente, ma perché la giustizia lo esige”. “Mi viene posta sempre la stessa domanda dagli studenti: che cosa fa un ambasciatore? Ed oggi voglio rispondere a questa domanda, ma anche spiegare un’altra cosa – ha sottolineato Abuomora – che cosa significa essere ambasciatore palestinese. Perché non sono la stessa cosa. In teoria un ambasciatore rappresenta il proprio Paese. Costruisce relazioni, spiega la storia e le priorità del suo popolo e lavora attraverso il dialogo, non la forza”. Abuomora ha anche sottolineato come un ambasciatore “parla negli spazi pubblici, incontra rappresentanti eletti, dialoga con scuole, università, artisti e società civile”. “I suoi strumenti sono le parole, il diritto e la fiducia”, ha spiegato Abuomora. Poi l’affondo. “Ma quando si tratta della Palestina – ha sottolineato l’Ambasciatore – le regole cambiano. Esiste qualcosa che viene spesso definito ‘l’eccezione Palestina’. Significa che tutto ciò che riguarda i palestinesi viene trattato in modo diverso, inclusa la diplomazia stessa”. Ed ancora, Abuomora ha sottolineato “quando gli ambasciatori di altri paesi parlano della sofferenza del proprio popolo, si parla di di advocacy; quando un ambasciatore palestinese fa lo stesso, viene spesso descritto come minaccioso, pericoloso o radicale. La diplomazia palestinese – pacifica, pubblica e conforme alla legge, viene frequentemente guardata con sospetto”. Poi il racconto dell’ambasciatrice palestinese. “Recentemente – ha sottolineato Abuomora – unarticolo è stato scritto su di me dai media israeliani. Non perché abbia commesso qualcosa o abbia violato alcuna legge, ma perché ho fatto il mio lavoro. Ho parlato con gli studenti, ho incontrato ambienti culturali e accademici e ho contribuito a rafforzare i legami tra Palestina e Italia. Questo lavoro è stato descritto come qualcosa di ‘pericoloso’, non come diplomazia”. “Questa è l’eccezione Palestina in azione – ha affermato Abuomora – all’interno di questa eccezione dire la verità diventa provocazione. L’educazione diventa istigazione. E chiedere uguali diritti diventa una minaccia. Ed è importante capire perché questo accade. Questo tipo di rappresentazione non è casuale – ha proseguito l’Ambasciatore– è pensata per intimidire, per inviare un messaggio, non solo a me, bensì ad ogni palestinese che lavora pacificamente per mostrare la realtà dell’occupazione, dell’apartheid e di ciò che oggi si manifesta come genocidio”. L’idea dell’ambasciatore è che “il messaggio è semplice: smettere di parlare, smettere di spiegare, smettere di esistere nello spazio pubblico. Vogliono che le voci palestinesi si ritirino, che ce ne andiamo in silenzio, che il mondo senta parlare della Palestina senza mai ascoltare i palestinesi. Ma ‘l’eccezione Palestina’, con tutta l’oppressione che comporta, ha generato qualcosa di magnifico in chi lotta per i diritti del popolo palestinese: fermezza, coraggio e resilienza”. Infine, l’invito aglio studenti presenti. “Portate con voi questa lezione – l’esortazione – che la pace non comincia quando i potenti si sentono a loro agio, ma quando chi è stato messo a tacere viene finalmente ascoltato”.
“Per ambire alla pace dobbiamo imparare non a guardare lontano, ma ad iniziare a fare del bene iniziando dal proprio territorio. E’ stato bello, durante la marcia, aggregarsi con gli alunni delle altre scuole: un momento di comunione per comprendere al meglio cosa accade. Bisogna saper restare in ascolto”: il pensiero di don Simone, parroco della Chiesa ‘Gesù Cristo Lavoratore’ . “E’ bello vedere tanti studenti aggregati per un futuro diverso e soprattutto migliore. Siamo orgogliosi che anche qui a Casavatore sia stato riconosciuto lo Stato della Palestina e il diritto alla pace. Il tutto avvenuto all’unanimità approvando apposita delibera. Un ringraziamento va rivolto anche a coloro che hanno contribuito alla meravigliosa riuscita di questa manifestazione”, il pensiero espresso invece dal Presidente del Consiglio Alessandro Sorrentino. “E’ un percorso iniziato da lontano – ha invece spiegato l’assessore alla Pubblica istruzione, nonché Vicesindaco, Elsa Picaro – ad ottobre, coinvolgendo dapprima i cittadini, attraverso la presentazione di libri presso l’associazione ‘La Fiammella’. Poi è stato votato all’unanimità il riconoscimento dello Stato della Palestina e il diritto alla pace.Riconoscimento avvenuto lo scorso novembre con apposita delibera, approvata appunto all’unanimità”. “Questa amministrazione fin dall’inizio ha instaurato un forte rapporto con la Palestina – ha aggiunto il Vicesindaco Picaro – ed abbiamo deciso quindi di coinvolgere anche gli studenti casavatoresi cercando trasmettergli un un forte messaggio, sensibilizzandoli alla verità e, di conseguenza, diffondere un segnale forte proprio attraverso i ragazzi”. Alla marcia hanno preso parte in particolare gli alunni della De Curtis e della Nicola Romeo.
Alla marcia era presente anche l’assessore alla Mediazione Culturale Al Omleh Alì Rashed Mohmoud Rashid, oltre a diversi consiglieri dell’opposizione (tra cui Vito Marino).
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