- Truffa agli anziani, acerrano ‘beccato’ in Toscana
- Acerra, inaugurato il Comitato di Quartiere ‘Fare Gescal’ in via Deledda
- L’8 Marzo ad Acerra tra musica, creatività e impegno sociale
- Giornata dei Giusti, Acerra celebra un’insegnante di vita e umanità
- Erano il terrore dei benzinai del napoletano, presa la banda
- Vicenda Pellini, il sindaco Tito d’Errico: prioritario destinare risorse ad Acerra
- La Malattia di Sjogren raccontata con l’arte creativa dei ragazzi del Munari
- Pellini, per il tribunale “sproporzione tra reddito dichiarato e investimenti effettuati”
- Confisca da 200 milioni di euro ai fratelli Pellini: la difesa annuncia ricorso in Appello
- ‘Fare Gescal’, ecco quando e dove aprirà la sede del Comitato Cittadino
Usura, i tre ‘spagnoli’ in attesa del rimpatrio
Il prestito con interessi usurari non avrebbe risparmiato nemmeno i parenti, che fossero stretti o acquisiti. E’ quanto emerso nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli Marco Giordano nei confronti di 6 persone – tutte di Acerra – accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’usura, usura, tentata estorsione ed estorsione, tutti reati aggravati dalla modalità mafiosa. In carcere sono finiti Vincenzo Buonaiuto, di 44 anni (nella foto), il fidanzato della figlia Leopoldo Lara, di 23 anni, Antonio Cannavacciuolo, 28enne e Igino Caporale, di 57 anni. Ai domiciliari, invece, Carmela Mariniello e Teresa Di Buono, rispettivamente mamma e compagna di Buonaiuto. Con l’accusa di armi, invece, ai domiciliari va Giuseppe Benito Soriano, di 81 anni, mentre a Pasquale Di Buono, il 31enne al vertice dell’omonimo clan e già detenuto, è stata notificata la custodia cautelare in carcere. Il 44enne, il genero e la convivente sono stati arrestati a Tenerife, nelle Canarie, dove l’uomo aveva trasferito da tempo la sua attività di produzione e vendita di prodotti caseari e alimentari che deriva da una storica tradizione di famiglia. Sono in attesa di essere rimpatriati in quanto non si sono opposti alla consegna delle autorità italiane.
Un blitz messo a segno dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, diretti dal maggiore Antonio Bagarolo, che hanno condotto un’indagine coordinata dalla Dda napoletana ed avviata a seguito dell’omicidio di Vincenzo Mariniello, ‘o cammurristiello, elemento di spicco dell’omonimo clan acerrano, ucciso nel garage della sua abitazione il 17 febbraio 2019 ed i cui autori ad oggi non sono ancora stati individuati. Secondo l’impianto accusatorio il 44enne sarebbe a capo di un sodalizio dedito all’usura molto radicato sul territorio di Acerra: tra le ipotesi di reato figurano i soldi prestati ‘a strozzo’ allo stesso Mariniello, cugino di Buonaiuto, al consigliere comunale del Pd Giuseppe Benito Sorano, nipote sia di Mariniello e di Igino Caporale (gli zii) che dello stesso Peppe Soriano senior, suo nonno, arrestato per armi. Contestati anche i debiti contratti da un amico del giovane politico e da un’altra persona di Acerra. Misura cautelare rigettata, invece, per il denaro concesso ad un meccanico.
Secondo l’accusa il tasso usuraio applicato dal sodalizio sarebbe variato dall’8% al 120% mensile. Allo stesso Vincenzo Mariniello, nello specifico, sarebbero stati prestati 100mila euro che però non avrebbe reso del tutto, con gli interessi nel frattempo saliti di molto. Tra i due cugini non sono mancati gli screzi ed in diversi episodi la coppia sarebbe pure venuta alle mani. All’amico del consigliere comunale, un ragazzo di Napoli, sarebbero state fatte forti pressioni per la restituzione dei soldi, con gli inquirenti che ritengono che Caporale, fingendo di parteggiare per la vittima, avrebbe invece agito nell’interesse del capo. In un’altra circostanza, il cugino del figlio di un vecchio boss locale avrebbe usufruito di 3500 euro da restituire con 1050 euro di interesse: un’operazione, questa, portata avanti da Cannavacciuolo, ritenuto persona di fiducia di Buonaiuto che da Tenerife gestiva la situazione. Più marginale sembra la posizione delle due donne, entrambe incensurate: secondo l’accusa la compagna avrebbe custodito i titoli dati a garanzia dalle vittime, la madre avrebbe ricevuto assegni e proventi dell’attività gestita dal figlio.
L’inchiesta si è fondata principalmente sulle intercettazioni telefoniche (fondamentale l’uso del trojan) ed ambientali. Buonaiuto sarebbe stato il promotore, organizzatore e finanziatore del sodalizio, coadiuvato da Cannavacciuo e Lara sia per la concessione dei prestiti che per la riscossione delle rate; Caporale, invece, pure debitore del Buonaiuto, quale mediatore con il compito di riscuotere dalle vittime crediti per conto del capo, ricevendo, in cambio, delle agevolazioni per i prestiti usurai ricevuti.
Nessuna delle vittime ha denunciato: anzi, in qualche caso, per esempio, due artigiani hanno negato gli interessi sulle somme ricevute davanti ai carabinieri. provando a minimizzare. Il quadro che è venuto fuori da questa inchiesta, tuttavia, è di un fenomeno diffusissimo in tutta la città in cui diversi operatori commerciali – ma anche semplici cittadini – risultano sottoposti all’usura. Tra questi, oltre ai due artigiani, un negoziante di corso della Resistenza, un pescivendolo e un parente di una storica impresa locale.
fonte foto nuovasocietà










