Non c’è l’accordo sui lavoratori che dovranno emigrare a Parma.
ACERRA – Vertenza La Doria, nuova ondata di proteste. Sono giorni infuocati per i dipendenti dello stabilimento agroalimentare di Acerra che a settembre chiuderà i battenti dopo la decisione dei vertici aziendali. La situazione è nuovamente precipitata mercoledì pomeriggio, dopo l’incontro tra i sindacati ed i dirigenti per cominciare ad intavolare una trattativa sui trasferimenti. Con lo stop ala produzione del sito di Acerra, infatti, i 61 lavoratori verranno dislocati tra le fabbriche del Salernitano (Fisciano, Sarno e Angri) e Parma. Il nodo della vicenda ruota intorno su chi dovrà andare in Emilia: stando a quanto riferiscono i sindacati l’azienda ha chiesto di effettuare una domanda che prevede un inventivo di 15mila euro lordi l’anno più quanto previsto dal contratto nazionale per quel che concerne la famiglia al seguito.
Benefit minimi previsti anche per chi verrà inviato all’interno della regione. “L’azienda si è rimangiata la parola rispetto quanto comunicato in sede di incontro in Regione – sottolineano Michele Gaglione (Cgil) e Giovanni Mariniello (Uil) – in pratica qualcuno dovrà andare a Parma, quando invece ci era stato detto che saremmo rimasti tutti in Campania”.
Saranno in 11 a dover andare in Emilia Romagna e la modalità di scelta del personale sarà oggetto di ulteriore scontro. “Entro il 22 maggio La Doria vorrà che i dipendenti effettuino la domanda volontaria, altrimenti sceglieranno loro e chi si rifiuterà verrà licenziato” spiegano dai sindacati. I lavoratori, in assemblea permanente, ieri mattina si sono recati in Comune per chiedere un ulteriore intervento dell’ente, che fino ad ora ha sempre e comunque fatto la sua parte. I delegati hanno incontrato il sindaco Raffaele Lettieri ed il presidente del consiglio comunale Andrea Piatto. Il primo cittadino ha richiesto al Presidente della Regione Campania De Luca la convocazione di una riunione urgente insieme ai rappresentanti del Comune per condividere un percorso istituzionale che miri al mantenimento ad Acerra ed in Campania dei dipendenti, per scongiurare così il trasferimento a Parma con grande danno economico e di immagine per un territorio già in crisi complessa. In attesa della data del vertice non è da escludere che gli operai possano raggiungere Parma per un sit in di protesta.
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