Il pentito: “Ecco come funzionano spaccio ed estorsioni ad Acerra”

By on 24 giugno 2017

Le rivelazioni di Gaetano Castaldo, detto o’barbiere, indagato per l’omicidio di Ignazio a’mpechera.

ACERRA – Mala acerrana, ecco come funzionano i business della droga e delle estorsioni. E’ quanto racconta Gaetano Castaldo, il 33enne di Acerra conosciuto come Aitan o’barbiere, oggi collaboratore di giustizia dopo aver ammesso la sua responsabilità per l’omicidio di Adalberto Caruso, detto Ignazio a’mpechera, ucciso il 19 settembre del 2015 a piazza San Pietro ad Acerra. Il giovane è formalmente indagato perché il suo procedimento è ancora in fase di udienza preliminare. Castaldo spiega di essere entrato nel clan Di Buono dopo un passato al fianco di Vincenzo Capone, alias Enzuccio o’ toro – che dal carcere gli fece arrivare la ’dritta’ di recuperare la sua quota nel malaffare.

“Ad Acerra i proventi delle estorsioni li dividevano due gruppi – le dichiarazioni di Castaldo nei verbali tra luglio 2016 e febbraio 2017 – di cui uno facente capo al boss Vincenzo Di Buono, o’ marcianisiell” che sta scontando un definitivo pena per camorra. L’altro nome, invece, è quello di un imprenditore ad oggi incensurato, che per il pentito è colui che individuava le vittime da estorcere segnalandole al Di Buono, il quale a sua volta incaricava Castaldo e gli altri esponenti del clan di ritirare i soldi. Ciò che impressiona del suo racconto è la mole di imprenditori soggetti al racket, la maggior parte dei quali operanti nel settore dell’edilizia e dei rifiuti, passando anche per l’alimentare, per i trasporti e le reti infrastrutturali. Attività commerciali non solo acerrane, ma ubicate pure nelle zone limitrofe, come Polvica di Nola. Cifre che variano da un minimo di mille euro a somme più cospicue. Un giro che secondo Impero De Falco, pure lui pentito, è di circa 12mila euro al mese.

Castaldo, poi, che conferma di aver continuato personalmente a riscuotere i soldi delle tangenti, chiarisce anche come funziona lo spaccio: l’imprenditore incensurato, secondo lui, gestisce in proprio l’hashish, grazie ad un suo canale personale su Marano. Circostanza, questa ribadita anche da De Falco: “Faceva ‘puntate’ importanti, anche di 100mila euro”. La cocaina ed il crack, invece, venivano comprate una volta a settimana al Parco Verde a Caivano: “Ci andavamo io ed un altro esponente del clan Di Buono – spiega ‘o barbiere – ne prendevamo 200 grammi a settimana. La portavamo ad Acerra in scooter e per confezionarla ci aiutava un altro ragazzo, pure lui organico alla cosca, all’interno della cui abitazione avveniva il confezionamento. Di qui la divisione in 20/25 dosi alla volta distribuite a tre diversi gruppi”. Impero De Falco (figlio del boss Ciro ucciso nel 2006) nel verbale datato settembre 2016 spiegava che “nel 2014, quando tornai in libertà, il rifornimento di cocaina avveniva a Castello di Cisterna: mezzo chilo al mese e 3/4 chili per volta. La compravamo a 40 euro al grammo e la vendevamo a 55, per un sistema andato avanti così fino ad ottobre del 2015”.

fonte foto www.studiolegaledelalla.it

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