Dipendente licenziato, nessuna condotta antisindacale

Lo ha stabilito il tribunale di Nola dopo il procedimento intentato dalla Cgil contro Medicina Futura: il giudice ha respinto il ricorso del sindacato.

ACERRA – Dipendente licenziato, nessuna condotta antisindacale. E’ quanto ha stabilito il tribunale di Nola sul procedimento intentato dalla Funzione Pubblica della Cgil contro la Coleman srl, la società attiva nella sanità privata e convenzionata – che controlla i presidi clinici ‘Medicina Futura’ – che ad agosto dell’anno scorso licenziò un tecnico radiologo, rappresentante sindacale.

Il 34enne aveva lavorato per oltre dieci anni nella radioterapia del centro di via De Gasperi ad Acerra e dal 2011 ricopriva l’incarico di sindacalista. Il giudice, nel rigettare il ricorso, ha posto come base del reclamo l’analisi della contestazione disciplinare dalla quale era poi scaturito il licenziamento, per verificare se la condotta del datore di lavoro avesse effettivamente integrato un’ipotesi di comportamento vietato dall’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori (appunto la condotta antisindacale) e avesse, cioè, costituito una reazione ad un comportamento illegittimo del dipendente.

La Coleman aveva imputato al 34enne di aver denunciato l’azienda esponendo fatti non veri e lesivi dell’immagine della società stessa, vale a dire un guasto al sensore/rilevatore di ozono nella radioterapia. Dalla contestazione, poi, emergeva che il licenziamento era stato disposto non tanto per la denuncia per i fatti – ritenuti gravi – in essa dichiarati, ma sulla loro sostanziale non veridicità, sull’inesistenza del paventato pericolo e sulla mancanza di minacce proferite contro il sindacalista dai suoi superiori. “Considerati i fatti contestati non può ritenersi che le ragiono addotte a base del licenziamento siano del tutto pretestuose” scrive il giudice del lavoro Carmen Maria Pigrini, che nel procedimento ha sentito un altro dipendente-sindacalista, il direttore sanitario della struttura e il direttore del Reparto di Radiologia.

Dal dispositivo emerge, in sostanza, che il 34enne fosse a conoscenza che il pezzo di ricambio del rilevatore era già stato ordinato e che comunque l’esperto qualificato dell’azienda avesse garantito, tramite specifica certificazione, che tale dispositivo era del tutto opzionale. Viene rilevata, inoltre, la mancanza di prove in merito alle minacce, ma solo un invito ad abbassare i toni, mentre per il magistrato risultano frasi di insubordinazione ai suoi superiori in presenza di altre persone.

Tutto ciò, pertanto, ha portato stabilisce che non c’è stata alcuna condotta sindacale condannando la Cgil al pagamento delle spese. Lo scorso maggio, invece, nella causa intentata personalmente dallo stesso tecnico di radiologia, il tribunale di Nola aveva stabilito il licenziamento come illegittimo pur non disponendone il reintegro per gli effetti della legge Fornero.

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