Il 24enne rimeia 2 anni e 4 mesi di pena. Il giudice gli revoca i domiciliari e lo sottopone all’obbligo di firma accogliendo la rchiesta del suo avvocato.
ACERRA – Armi e droga, 24enne condannato: torna in libertà. E’ quanto ha stabilito ieri mattina il gip del tribunale di Nola Sepe nei confronti di Ciro Granata, di Acerra. Il giovane, al termine del processo tenutosi con il rito abbreviato, rimedia 2 anni e 4 mesi di pena: accolta, nello specifico, la richiesta di revoca dei domiciliari presentata dal suo legale difensore, l’avvocato Rosa Montesarchio.
Il giudice ha disposto, al contempo, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La difesa ha già annunciato ricorso in Appello per ottenere uno sconto di finalizzato alla sospensione della pena. Il ragazzo venne arrestato ad ottobre dell’anno scorso quando al termine di un’operazione anticrimine la polizia di Acerra trovò in un deposito di attrezzi 100 grammi di hashish, una pistola – rubata – col colpo in canna e un giubbotto antiproiettili.
I sequestri furono il risultato di un blitz messo a segno dagli agenti della Squadra Investigativa del locale commissariato, diretti dal vicequestore Antonio Cristiano e coordinati dal sostituto commissario Alessandro Gallo. L’attività d’intelligence aveva portato i poliziotti ad ‘attenzionare’ da tempo quello stabile della Masseria Ingegno: al primo piano della palazzina, infatti, c’era un deposito di attrezzi. Scattata la perquisizione, nel vano contatore Enel vennero scoperti due bilancini di precisione perfettamente funzionanti sulla cui base erano ancora visibili tracce di polvere bianca che destarono più di un sospetto.
Le ispezioni, dunque, vennero estese a tutto il locale, di proprietà del padre dell’indagato, ma aperto dallo stesso giovane, che trovandosi nelle vicinanze ed accortosi del blitz della polizia, spiegherà poi di essere il responsabile ed il titolare di tutto ciò che verrà rinvenuto. Ciò che saltò fuori, infatti, portò all’arresto del giovane: adagiato su un porta utensili dell’ingresso c’era un panetto di hashish dal peso di 100 grammi. Ciò che però fece più scalpore fu una pistola cromata calibro 7,65 con colpo in canna ed altri sette proiettili nel caricatore, un borsone contenente un giubbotto antiproiettile e il calcio in legno di un fucile da caccia. L’arma risultò rubata e denunciata nel 2003.
Dopo l’interrogatorio di garanzia il giovane fu trasferito ai domiciliari in accoglimento dell’istanza del suo avvocato: nel corso della convalida spiegò che stava custodendo lo stupefacente, l’arma e la sacca col giubbino antiproiettile per conto di una persona che saltuariamente si recava nell’autolavaggio dove lui lavorava. Per quel favore aveva pattuito 200 euro, cifra peraltro nemmeno incassata. (REDAZIONE CRONACA)
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