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Faida della mala acerrana, chiesti quattro ergastoli
Il Riesame, però, ne scarcera due. Nel processo per 4 omicidi avvenuti nel 2002 sono imputati anche tre collaboratori di giustizia.
ACERRA – Quattro ergastoli e 24 anni di pena per quattro omicidi della mala acerrana avvenuti nel 2002. E’ quanto ha richiesto il pubblico ministero antimafia Francesco Valentini nei confronti di sette imputati a processo con l’ordinario. Carcere a vita chiesto per Domenico Tortora, di Acerra, Umberto Egizio, di Casalnuovo, Salvatore Alfuso, di Casalnuovo e Antonio De Luca, di Casalnuovo. Chiesti 8 anni a testa, invece, per i collaboratori di giustizia Antonio Di Buono, di Acerra, Pasquale Di Fiore, di Acerra e Roberto Vicale, di Afragola.
Proprio ieri, tuttavia, il Riesame ha disposto la scarcerazione per questi fatti di Alfuso e De Luca, che restano detenuti per altro. La sentenza della Terza Sezione della Corte d’Assise di Napoli avverrà a inizio aprile. Compongono il collegio difensivo gli avvocati Antonio Abet, Giovanni Bianco, Claudio Davino, Domenico Paolella e Giuseppe Perfetto.
Per i quattro omicidi commessi 14 anni fa in cinque erano stati condannati a oltre un secolo di carcere: dopo il rito abbreviato la 35esima sezione penale del tribunale di Napoli aveva emesso dure sentenze nei confronti di cinque imputati all’epoca dei fatti organici ai clan Crimaldi, Tortora, Di Fiore, Egizio e Veneruso.
Condanne più alte per Pasquale Tortora, Gaetano De Rosa e Umberto Gallo (i primi due di Acerra, l’altro di Casalnuovo), che avevano rimediato 30 anni a testa. Dodici anni cadauno, invece, per i collaboratori di giustizia Pasquale Di Fiore, di Acerra e Mariano Lanza, di Volla. I fatti contestati riguardano i delitti in cui vennero uccisi nel 2002 Carmine Esposito, o’ battlamier, uomo di riferimento del clan De Sena, avvenuto in via Volturno ad Acerra il 24 aprile; Domenico De Luca – ‘Mimilluccio – persona di fiducia dei Tortora il cui cadavere fu portato nelle campagne al confine con Afragola; Gennaro Panico, detto o’mpizzat, che avvenne a piazza San Pietro ad Acerra il 17 agosto come risposta all’omicidio De Luca e Giuseppe D’Alessandro, detto Peppe o’ feroce, che a sua volta fu ammazzato a Casalnuovo il 9 ottobre ed il cui cadavere venne chiuso nel bagagliaio di una macchina successivamente data alle fiamme in un terreno a Sant’Anastasia.
(red.cro.)










