Il sindaco di Acerra si difende: noi lavoriamo per impedire le discriminazioni. Mi ero rivolto a coloro i quali prima si travestono da politici per costruire consenso con la demagogia e poi fanno marcia indietro.
Accusato di omofobia, il sindaco chiarisce: “Frase non sessista”. E’ polemica ad Acerra per una dichiarazione del sindaco Raffaele Lettieri, accusato dal Meetup 5 Stelle locale, di “omofobia con la fascia tricolore”. Una frase, quella detta da Lettieri, che ha scatenato la reazione anche del presidente Arcigay di Napoli, Antonello Sannino, il quale ha condannato l’accaduto e chiesto un incontro con il primo cittadino che, da parte sua, rigetta le accuse e sostiene che l’affermazione fatta “non ha alcunchè di sessuale”, ma era rivolta ai “travestiti politici per demagogia”.
La frase della discordia era stata pronunciata nei giorni scorsi da Lettieri, al termine di una seduta della commissione Ambiente, durante la quale si stava discutendo degli sforamenti delle emissioni delle polveri sottili, e delle misure per contrastarle. “Facciamo le cose per il bene della città – aveva quindi affermato Lettieri rivolgendosi agli esponenti della commissione – prendendo anche decisioni impopolari, ma non dobbiamo avere paura di qualche femminiello che scrive su Facebook”.
“A novembre 2014 qualcuno ha voluto strumentalizzare la bandiera della pace che sventolava sul Castello Baronale – le parole di Lettieri – accusandoci di averla confusa con la bandiera dell’orgoglio gay. Oggi si fa il contrario accusandoci di omofobia per delle parole dette non in pubblica assise. Qualcuno deve mettersi d’accordo con le proprie idee e con i propri pensieri, e non tentare la strumentalizzazione politica a tutti i costi. Non c’è alcun dubbio che non esiste e non deve mai essere fatta alcuna discriminazione di tipo sessuale. E’ nella nostra cultura lavorare per impedire ogni tipo di discriminazione. Su questo non si discute neanche.
L’affermazione fatta non ha alcunché di sessuale, ma anzi, basandoci sull’antica esperienza della cultura popolare partenopea ci si riferiva a coloro i quali prima si travestono da politici per costruire consenso con la demagogia, immediatamente dopo si travestono da contestatori per altri tipi di dichiarazioni, poi tornano a travestirsi da politici che partecipano a riunioni e diffondono ancora demagogia, mentre a giorni alterni si travestono nuovamente da altro e fanno altri tipi di dichiarazioni, per poi tentare di candidarsi ad ogni elezioni e cercare, travestiti da demagoghi, di dibattere mentre un minuto prima con altre vesti si attaccava.
Questo metodo crea solo confusione e intorbidisce le acque. E proprio questa vicenda ne è la fotografia: prima ci attaccano per la bandiera dell’orgoglio gay e poi ci accusano di omofobia. Davvero difficile avere dibattiti con questi politici indecisi e a giorni alterni. E’ solo l’ennesimo – inutile – tentativo di frenare il lavoro che questa Amministrazione sta facendo. Nulla di discriminatorio, stiano tutti sereni”. (redazione)
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