Folla e commozione ai funerali dell’illustre cittadino acerrano. La messa funebre celebrata dal Vescovo Di Donna. Toccante il ricordo del professore Aldo Masullo.
ACERRA – Folla e commozione per l’addio al professore Aniello Montano, lo stimato filosofo di fama internazionale scomparso domenica. A celebrare la messa funebre il Vescovo della Diocesi di Acerra Antonio Di Donna, che da una parte lo ha elogiato per essere stato tra i più illustri esponenti della comunità acerrana ma dall’altro è arrivata qualche ‘stoccata’ verso la sua laicità.
“ ‘Il professore Montano, il saggio, ha cercato la verità – le parole del Vescovo – nella sua vita ha saputo cos’è l’inquietudine della verità, con la ricerca della verità attraverso la ragione. Conosciuto per il suo impegno civile nella società, molto legato alla sua città, ha voluto sempre rimanere qui e mai si sottraeva al confronto. Uomo coerente, laico pur rispettoso dei credenti, si è sempre impegnato nella difesa della laicità, con la sua fede nella ragione e la capacità di salvezza con la mente. Io rispetto questa scelta di vita: nei nostri colloqui lo chiamavo in maniera ironica il ‘cristiano anonimo’, lui sorrideva ma rimarcava la sua laicità. Gli è mancato l’ultimo passo, è stato sulla soglia.
Resta la testimonianza delle sue opere, dei suoi scritti: ma lui, però, ora, dove è ? E’ possibile che non ci sia più nulla, che non esista più niente ? Di certo Acerra da oggi è più povera, siamo più soli, se ne va un uomo che ha amato questa città non solo come amministratore, ma come appassionato della storia, delle tradizioni e del futuro di questa città. Non ce ne vogliano la moglie, le figlie ed i parenti se ci sentiamo pienamente coinvolti in questa morte: pur nella sua riservatezza Aniello Montano è stato un uomo pubblico, ha reso un servizio alla città.
Abbiamo la speranza che in futuro non manchi l’amore per Acerra seguendo l’esempio del professore Montano che ha amato questa città tormentata che ha bisogno di verità e di saggezza rispetto all’indignazione di chi vuole confinarla a ruolo di scarto destinandola ad essere periferia senza identità. Acerra ha bisogno di uomini come il professore Montano e noi come credenti vogliamo affidarlo alla misericordia di Colui che ama chi lo cerca”.
Il momento più toccante della cerimonia funebre con le parole del grande filosofo Aldo Masullo, che di Aniello Montano è stato professore, amico e collega.
“E’ difficile per me parlare di Aniello perché di Aniello non si parla: è la persona con cui si parla. Tra me e lui c’è un dialogo che viene da anni lontani in cui ascoltava le mie lezioni all’università: io l’ho apprezzato ed amato come non si può non amare chi cerca di capire e fa tesoro della parola altrui. Aniello non solo fu mio allievo, ma amico e collega dal quale ho imparato molto di più di quanto io abbia insegnato a lui. Persona dotata di un senso del dovere inteso necessità interiore che non ci vuole avari ma gioiosi. La gioiosità del suo sorriso, che era il modo per essere il compagno di tutti, il sorriso della persona che cerca di capire il senso della vita attraverso i grandi pensatori del passato, della filosofia moderna e dei grandi filosofi che Aniello ricordava come i portatori del sapere meridiano, della cultura mediterranea, della cultura solare: Aniello una forza dell’Italia pensante.
Aniello fu uomo irrequieto – sine requies – cioè senza riposo. Si alzava alle 4 di mattina e si metteva a lavorare Ora però riposa, è costretto a riposare. Un uomo fedele ai suoi cari, alla moglie, alla famiglia, agli amici: una fedeltà non molto frequente perché nel nostro mondo ci sono i fedeli complici, quelli che con la fedeltà ottengono un guadagno. Lui non cercò mai nella fedeltà un guadagno: la sua fedeltà era la fedeltà nella gratitudine, virtù molto rare che lui praticava perché era uomo raro. Qualche giorno fa, parlando al telefono con lui, era affaticato, provato dal dolore, ma la sua parola conservava la serenità ed io lo immaginavo sorridente. Aniello non è vissuto invano, ma perché è vissuto veramente donando sempre qualcosa: egli è quello che ha donato.
Lo saluto con le lacrime agli occhi pensando a lui come un fratello scelto, sentiremo il vuoto di quel sorriso che non abbiamo più ma che portiamo dentro”. (redazione)
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