Vincenzo Di Balsamo rimedia 16 anni per omicidio volontario. E’ ritenuto responsabile del delitto in cui perse la vita a giugno scorso Raffaele Di Matteo.
ACERRA – Omicidio volontario, 38enne condannato. E’ quanto ha disposto ieri mattina il gip del tribunale di Nola Borrelli nei confronti di Vincenzo Di Balsamo, ritenuto responsabile della morte di Raffaele Di Matteo (nella foto), il 51enne di Acerra deceduto a seguito di una lite sfociata in tragedia. L’uomo, al termine del processo tenutosi con il rito abbreviato, rimedia 16 anni di reclusione, una pena decisamente inferiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero che si era espresso per i 30 anni. Accolte, nello specifico, le istanze della difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Ludovico ed Elisabetta Montano.
I fatti risalgono allo scorso giugno quando Raffaele Di Matteo morì a seguito delle ustioni riportare su quasi tutto il suo corpo dopo che il suo aggressore, Vincenzo Di Matteo, lo cosparse di benzina dopo una lite avvenuta nell’abitazione della vittima, in uso ad una ragazza russa. Sia in sede di confessione davanti ai carabinieri che successivamente nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il 38enne ha sempre ribadito di aver agito in quel modo per difendersi dall’aggressione del rivale; una tesi diametralmente opposta a quella della famiglia della vittima. Secondo quanto dichiarato dall’omicida, lui si sarebbe recato in un circolo del centro storico avendo preso poco prima pochi euro di benzina per rifornire il proprio motorino rimasto a secco.
All’esterno del civico 34 di via Caruso, lì dove c’è l’abitazione di Raffaele in uso ad una 38enne straniera dell’est, Lilia – coi due che in passato avevano avuto una relazione, finita due anni fa e dalla quale era nato anche un bambino – Vincenzo (conosciuto in città come o ‘Purcariell) sarebbe stato aggredito dal rivale, per futili motivi. Qui sarebbe stato colpito prima da uno schiaffo e poi con un oggetto ferito all’inguine. Per difendersi avrebbe agitato la bottiglia e versato successivamente la benzina addosso al 51enne.
Stando alla versione dei figli – sei – di Raffaele Di Matteo, il padre sarebbe arrivato a casa sua per ribadire alla ragazza di lasciare l’appartamento: ne sarebbe nato un litigio nel corso del quale lui stesso avrebbe detto alla donna di “chiamare il suo compare”, individuandolo in Vincenzo, il quale sarebbe sopraggiunto ed avrebbe poi bruciato vivo il rivale. Raffaele in un attimo diventò una torcia umana, riuscendo a salire in auto ed a recarsi da solo in clinica, prima di essere trasferito al Cardarelli dove poi morì la mattina seguente per le complicazioni sorte alle ustioni presenti su oltre il 60% del suo corpo.
Nel tragitto da casa all’ospedale ha avuto il tempo di chiamare quella che era la sua compagna, Antonietta, una 25enne di Acerra, rassicurandola: “Ho solo qualche bruciatura sulle braccia e sulle mani” le confidò invitandola a spiegare l’accaduto alle forze dell’ordine. (REDAZIONE CRONACA)
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