Paola Montesarchio
Le indagini:; si tenderebbe ad escludere la pista politica propendendo verso il gesto sconsiderato, un atto vandalico.Un atto vandalico, il gesto di qualche sconsiderato: sembra propendere verso questa ipotesi l’indagine sulla bomba carta esplosa sabato notte nella sede del Pd a piazza Castello. L’ordigno ha danneggiato il bagno, gli infissi e la caldaia del gas: gli inquirenti, tuttavia, non escludono anche qualche altra pista.
“Il vile attentato alla nostra sede non fermerà la nostra azione” si legge sul profilo Fb del partito, col segretario Paola Montesarchio che si dice “serena e proiettata già alla prossima iniziativa”, un convegno sulla Trasparenza Amministrativa previsto nella Casa del Popolo giovedì pomeriggio. “Qualora si sia trattato di un atto intimidatorio – sottolinea l’avvocato Montesarchio, vuol dire che dipende dall’attività che stiamo facendo sul territorio e questo ci spinge ad andare avanti. Se invece si è trattato di una bravata significa che siamo in un paese dove non c’è controllo e dove c’è un preoccupante allarme sicurezza. Io non punto l’indice accusatorio contro nessuno, ma ripeto, se è un’intimidazione – ed io mi auguro che non sia così – significa che stiamo facendo un buon lavoro. Non ho mai ricevuto minacce – aggiunge – il partito ed il gruppo dirigente lavorano in totale serenità. Così come la serenità regna nel circolo e nel mio stato d’animo”.
Il segretario ha saputo dell’esplosione domenica mattina “Sono stata avvisata intorno alle nove da un signore del circolo anziani – spiega – e mia ha fatto piacere la solidarietà ricevuta dalle forze politiche e dai cittadini perché c’è un riconoscimento del lavoro fatto”. Di tutt’altra matrice, invece, sembra essere il pacco (vuoto) bomba rinvenuto nella stessa notte davanti gli uffici di via Trieste e Trento della ditta di pompe funebri ‘Pacilio’, a cento metri dalla sede del Pd. Una scatola con alcuni fili attaccati che sembra possa essere riconducibile al racket: indagano i carabinieri, ai quali i titolari dell’impresa hanno spiegato di non aver mai ricevuto minacce né richieste estorsive. Gli investigatori tendono ad escludere che i due episodi possano essere collegati. (at)
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