Processo Pellini, l’avvocato della parte civile: sentenza storica, provato nesso causalità su danni alla salute

Dopo la pronuncia dela Corte d’Appello sul reato di disastro ambientale, esultano i comitati ambientalisti. Il legale: normativa ambientale ampiamente deficitaria.

ACERRA – Il giorno dopo la sentenza d’Appello del processo Pellini, in cui i giudici hanno disposto la condanna per i tre fratelli per il reato di disastro ambientale colposo, ad Acerra non si parla d’altro che della vicenda dei noti imprenditori.

La locale popolazione, infatti, ha seguito attraverso la stampa ed i social network quanto è stato disposto giovedì pomeriggio. Intanto non è da escludere che il Comune di Acerra possa costituirsi parte civile in cassazione visto che è stato sentenziato il disastro ambientale.

“E’ finito un incubo” il commento a caldo del maresciallo Giuseppe Curcio, all’epoca dei fatti contestati comandante della stazione dei carabinieri di Acerra, assolto con formula piena in secondo grado insieme all’appuntato Vincenzo Addonisio.

Anche i comitati ambientalisti locali esultano e sui social c’è qualcuno che si lascia andare a commenti anche abbastanza pesanti contro Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, che hanno rimediato 7 anni a testa.

Lucida, analitica e precisa, invece, è l’analisi dell’avvocato di parte civile Domenico Paolella: “In attesa di leggere le motivazioni e soprattutto di capire quali saranno le valutazioni definitive dei giudici della Cassazione – spiega il legale – al momento credo si possa quantomeno dire che la sentenza segni un percorso completamente nuovo perchè, per la prima volta, viene ritenuto provato – nonostante una normativa ambientale ampiamente deficitaria – il nesso di causalità diretto fra il danno prodotto all’ambiente ed alla salute pubblica e un’attività di smaltimento qualificata dai giudici come illecita.

Rispetto al primo grado di giudizio, questo è l’elemento di novità fondamentale: non si ipotizza più semplicemente la messa in pericolo del bene dell’incolumità pubblica ma si coglie un rapporto diretto fra una precisa fonte inquinante attiva sul territorio e l’effettivamente procurato disastro ambientale”.

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