E’ quanto risulta dopo la decisione del Tribunale di Napoli, sezione gip – DDA– che ha annullato la richiesta di rinvio a giudizio per Domenico Avventurato. Gli atti ora ritornano in Procura, in attesa di una nuova pronuncia sulla sua posizione
ACERRA – Estorsione, tutto da rifare per un 19enne. E’ quanto risulta dopo la decisione della XXVI sezione del Tribunale di Napoli, sezione gip (dott. Gallo) – Direzione Distrettuale Antimafia – che ha annullato la richiesta di rinvio a giudizio per Domenico Avventurato. Gli atti ora ritornano in Procura, in attesa di una nuova pronuncia sulla sua posizione. Accolte, dunque, nello specifico, le istanze della difesa, rappresentata dagli avvocati Rosa Montesarchio e Domenico Paolella. Il ragazzo rimase coinvolto in una operazione messa a segno dalla polizia a fine settembre scorso: in quella occasione furono otto i destinatari di altrettante custodie cautelari in carcere a seguito di due ordinanze per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il 19enne venne successivamente trasferito ai domiciliari, mentre gli altri restarono in cella. La Dda, poi, ha deciso di riunire in un unico processo tutti i fatti di estorsione avvenuti ad Acerra negli ultimi due anni e che riguardano gli esponenti della mala locale: una decina gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato che sarà celebrato all’inizio del 2015. Per quanto concerne la posizione del 19enne, dunque, è tutto da rifare. Nello specifico le indagini in merito ai fatti contestati dalle ordinanze di fine settembre, svolte dalla Squadra Mobile di Napoli e dagli uomini del’Investigativa del commissariato di Acerra, con il coordinamento della Dda – erano partite raccogliendo le dichiarazioni rese da alcuni imprenditori, operanti sul territorio del comune di Acerra, vittime della pressione estorsiva degli indagati. Il gruppo, nello specifico, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo di appartenenza ad una neonata associazione di tipo mafioso, di cui alcuni elementi erano già sottoposti a misura cautelare per altra analoga causa, approcciavano le vittime per costringerle a versare il consueto ‘pizzo’ per il sostentamento dei detenuti o a rifornirsi di materiale edile presso ditte compiacenti. In un caso il presidente di una onlus era stato costretto ad accettare le prestazioni di volontariato di uno degli indagati – nel caso specifico proprio del 19enne – presso l’associazione che gestisce il servizio ambulanze nella clinica Villa dei Fiori di Acerra. Un’assunzione ‘forzata’ dalla volontà dei vertici del sodalizio nella quale il giovane era rimasto coinvolto. (redazione cronaca)
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