Gli estorsori incastrati dalle denunce degli imprenditori: I retroscena

By on 30 settembre 2014

ACERRA – Sono quattro i casi di estorsione, solo in un caso consumato, al centro delle due ordinanze che vedono destinatari di misure cautelari in carcere otto personaggi della mala locale: si tratta di Bruno Avventurato e di suo figlio Domenico, di Pasquale Tortora, detto ‘o stagnaro e di Gennaro Pacilio, alias ‘o furnaro, di Domenico Basile, Mimmuccio o’nir, Gaetano De Rosa, o’maravizz, Donato Tanzillo ed Alfonso Piscitelli. Nel primo caso un imprenditore assai noto nel settore delle pratiche di veicoli era stato avvicinato a luglio scorso nel suo ufficio da una persona che gli ‘consigliava’ di recarsi a casa di Tortora.

Qui gli veniva intimato di ‘cacciare i soldi per i carcerati, anche loro devono campare’. La vittima aveva provato a prendere tempo, ma gli veniva ribadito di ‘preparare i soldi e che un emissario sarebbe passato a ritirarli’. Lo stesso imprenditore si era comunque rivolto alle forze dell’ordine denunciando il tentativo estorsivo. Da allora più nessuno si era visto o sentito. L’altro caso vede come protagonista il presidente dell’associazione che gestisce il servizio ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori di Acerra, costretto ad assumere il nipote di Tortora, Domenico Avventurato, come barelliere, dopo che il clan aveva chiesto alla Onlus i soldi ma si era visto rispondere che in quanto organizzazione senza scopo di lucro i dipendenti non percepivano stipendio, denaro non ne girava, ma era solo prevista un’indennità per rimborso spese dei volontari. La denuncia del titolare, tuttavia, era arrivata solo dopo la preoccupazione che una volta assunto, il ragazzo potesse venire a conoscenza della parallela attività di trasporto privato degli infermi dietro corrispettivo. “Anche noi dobbiamo fare Natale. Noi ed i carcerati”.

E’ con queste parole che il gruppo di estorsori facenti capo a Domenico Basile, alias Mimmuccio o’nir, arrestato lo scorso giugno dopo alcuni mesi di latitanza, avvicinavano gli imprenditori del posto che stavano effettuando lavori ad Acerra. Simili le modalità di azione: sul cantiere si presentavano alcuni emissari che chiedevano del titolare invitando gli operai a riferire al ‘masto’ di ‘mettersi a posto’ recandosi direttamente dal capo. Negli altri due presenti nella seconda delle due ordinanze figurano anche altri due indagati: un impresario nel settore edilizio la cui posizione ‘border line’ lambisce, ma non supera il penalmente rilevante ed un ucraino al quale era intestata l’utenza telefonica in uso a Basile. Resta il fatto che, atti alla mano, tutti gli imprenditori finiti nel mirino del clan non hanno mai pagato un solo euro. Uno, impegnato in alcuni lavori edili ed elettrici in un parco a via Diaz era stato avvicinato con l’espressione ‘sapete come funziona ad Acerra’, ma si era rifiutato di ‘offrire l’obolo’ sia perché non aveva ancora percepito il compenso per le opere in corso e sia perché Tanzillo e Piscitelli, nel frattempo, erano stati arrestati per fatti analoghi. Lo stesso, tuttavia, si riforniva del materiale dal commerciante indagato, fatto, questo, che provocò uno scontro – poi risolto – tra quest’ultimo ed il boss, infastidito per non essere stato avvisato.

L’altro imprenditore, invece, stava eseguendo lavori termoidraulici in una palestra nei pressi del cimitero: in un primo momento ammise il tentativo di ‘pizzo’ – che si rifiutò di pagare dopo la minaccia di rivolgersi alle forze dell’ordine – senza però sottoscrivere la denuncia in quanto a quel tentativo non era seguita alcuna azione ‘dimostrativa’. Al contempo, inoltre, si era rivolto all’impresario border-line affinchè potesse intercedere col capo. La tranquillità nel ‘vuotare il sacco’, però, è giunta solo pochi mesi fa, in concomitanza dell’arresto di Basile. L’incontro avvenne nel cortile dell’abitazione del ras, dopo la convocazione giunta attraverso alcuni gregari recatisi direttamente sul cantiere.

Centro Servizi Acerra