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Clan Rea-Veneruso, in cinque restano in carcere
Lo ha stabilito il Riesame: sono indagati a vario titolo di estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
CASALNUOVO – Clan Rea-Veneruso, in cinque restano in carcere. E’ quanto ha stabilito l’Ottava Sezione del tribunale del Riesame nei confronti di altrettante persone indagate a vario titolo di estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ordinanza confermata per Antonio Barone, detto o’ lettrauto, Giuseppe Piscopo, meglio conosciuto come peppe o’nfermiere, Antonio Parolisi, alias manomozza, Ciro Paduano, detto o’ ciccio e Antonio Scarpato: sono tutti di Casalnuovo.
Regge, per il momento, l’impianto accusatorio della Dda Napoletana – procuratore aggiunto Luigi Frunzio e sostituto procuratore Ivana Fulco – che ha coordinato le indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, diretti dal maggiore Antonio Bagarolo, col supporto dei colleghi della Tenenza di Casalnuovo, agli ordini del comandante Fernando De Solda. Non è da escludere il ricorso della difesa per Cassazione: compongono il collegio difensivo gli avvocati Giovanni Alfano, Salvatore D’Antonio, Emiliano Iasevoli e Ciro Russo.
Secondo l’accusa il gruppo (tranne Parolisi) avrebbe preteso una tangente da 5mila euro per l’attività di spaccio svolta da un 47enne al Parco Macello a Licignano, frazione di Casalnuovo. Antonio Parolisi, invece, è accusato in concorso con Barone di un’estorsione da 2500 euro nei confronti di un autotrasportatore al quale però poi sarebbero stati restituiti mille euro. In questo caso la presunta vittima ha denunciato di essere stata costretta, a suo dire, a consegnare un assegno in bianco, solo firmato, dove poi Barone avrebbe inserito data e soprattutto la cifra, i 2500 euro, chiedendo successivamente di coprire l’importo. Il tutto contornato da una serie di frasi che per la Dda sono un evidente avvertimento.










