- Schianto fatale, 54enne muore alla guida del furgone
- Educazione stradale, ‘Sii saggio guida sicuro’ fa tappa ad Acerra
- Il ‘Castello nel cilindro’ e Acerra diventa magica !!!
- Sequestrati 80mila litri di gasolio di contrabbando, 4 denunce
- Giornata della dell’Unità Nazionale, l’amministrazione inaugura la ‘Parete della Costituzione’ alla scuola Caporale
- Consiglio Comunale, la maggioranza smaschera le contraddizioni dell’opposizione
- Acerrana, a fine stagione l’addio della famiglia Guastafierro
- Pomigliano, movida violenta: due feriti, una ragazza accoltellata
- Acerra: Sindaco, Caritas, Vescovo e Asl inaugurano l’ambulatorio popolare
- Polveri sottili, nell’aula consiliare presentato lo studio dell’Arpac sulle particelle
Tentata estorsione in pescheria: padre, figlio e zio patteggiano
Un risultato positivo per la difesa che incassa 2 anni e 4 mesi per un imputato e 2 anni e 7 per gli altri due.
ACERRA – Tentata estorsione a un pescivendolo, tre condanne. E’ quanto ha stabilito il collegio A del tribunale di Nola nei confronti di Donato, Michele e Giuseppe Tufano, rispettivamente padre, figlio e zio di Acerra: al termine del processo sono stati ammessi al patteggiamento dopo l’accordo tra il pubblico ministero titolare del fascicolo ed il loro legale di fiducia, l’avvocato Elisabetta Montano. Donato rimedia 2 anni e 4 mesi, gli altri due 2 anni e 7 mesi a testa, un risultato per la difesa decisamente positivo per un episodio che aveva avuto una notevole ribalta mediatica. Gli imputati sono anche stati condannati a risarcire la parte civile (la Federazione antiracket) per mille euro.
All’esito di un’accurata attività infoinvestigativa gli agenti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Antonio Galante, arrestarono il terzetto lo scorso agosto per tentata estorsione eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Nola Daniela Critelli. Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre parenti avrebbero tentato di estorcere mille euro ai titolari di una pescheria del centro storico di Acerra attraverso alcune minacce. Erano accusati anche del mancato pagamento della spesa di pesce. “Vuoi fare il criminale – le presunte parole proferite – vuoi fare pure tu il boss qua in mezzo…non dimenticarti che io ho già vinto una volta la guerra…la seconda la stavo vincendo…e la terza volta lo sai quello che io faccio, di notte sto sempre in giro”. Il tutto contornato dall’intimidazione di scagliargli contro una pietra presa da terra.
Fatti datati giugno di quest’anno con la polizia che era arrivata ad intercettare il tentativo di estorsione nell’ambito di un attento e discreto monitoraggio del territorio. Una pattuglia, infatti, aveva notato la discussione tra il pescivendolo ed i tre: una volta andati via erano intervenuti chiedendo spiegazioni al negoziante ed avevano visionato le immagini delle telecamere della videosorveglianza. Di qui la scoperta dell’intera vicenda con la vittima rassicurata dalla vicinanza dimostrata dai poliziotti acerrani. L’avvocato Montano ha già presentato istanza di scarcerazione dei suoi assistiti: in sede processuale, inoltre, erano pure state depositate le ricevute e le strisce delle carte prepagate a testimonianza dell’avvenuto pagamento della merce da parte dei familiari dei Tufano. Per la difesa, dunque, si era trattato di un alterco, un’accesa discussione. I giorni successivi all’operazione della Polstato acerrana agenti erano stati carichi di tensione: la notte successiva al blitz qualcuno aveva rubato un’auto dandole fuoco di fianco al furgone aziendale parcheggiato all’esterno della pescheria. Nemmeno 24 ore dopo, poi, un uomo avrebbe pure minacciato il titolare ed in quella circostanza il negoziante sarebbe stato colpito da uno schiaffo. Anche la vettura di Michele Tufano sarebbe stata data alle fiamme, con tanto di denuncia presentata da una parente.










